Da Kilpin a Baresi: la passione di Giovanni per il Milan in oltre 200 statuine fatte a mano

Quando smette i panni dell’assistente amministrativo scolastico, diventa uno scultore… a tinte rossonere. Sì, perché Giovanni Santacolomba, 58 anni da Bisacquino, piccolo paese della provincia di Palermo, crea, rigorosamente a mano, statuine in gesso che immortalano personaggi famosi e, in particolare, i campioni della sua squadra del cuore, il Milan. Da Kilpin a Franco Baresi, passando per Virdis e Rivera, Giovanni ha fin qui realizzato oltre 200 piccole sculture milaniste. Milan Reporter lo ha intervistato. 

Come nasce questa tua particolare attività?
«Già da ragazzo amavo costruire modellini, inizialmente di automobili, successivamente di navi. Tra una nave e l’altra dipingevo. In seguito, poiché mi sono sempre piaciute le caricature, ho iniziato a realizzare quelle su carta. Da lì l’idea di creare caricature tridimensionali, facendone delle statuine. Ricordo le prime, dedicate ai Beatles. Forse non erano belle come quelle attuali, ma le porto sempre nel mio cuore».

Come si costruisce una statuina in gesso?
«Il punto di partenza è la preparazione del gesso. Prima di iniziare l’opera vera e propria mi documento sul personaggio da realizzare, osservando centinaia di foto del soggetto in questione, da ogni angolatura. Poi inizio a creare la testa e il volto. Proseguo con il corpo, studiando a fondo vestiti e posture. Una volta che il gesso è asciutto sistemo mani e piedi al loro posto. Inizia, poi, la parte più delicata, ovvero il carteggio dell’intera statuina e il ritocco del viso. Il momento più rilassante è dipingere la scultura. L’ultima fase consiste nel collocare l’opera sul piedistallo: ecco che la statuina è pronta. In tutto occorrono dai 4 ai 5 giorni di lavoro, alla luce anche del fatto che posso dedicare a questa attività solo una piccola parte della mia giornata. Ed è impossibile realizzare anche solo due statuine identiche dello stesso soggetto: ogni scultura, essendo costruita completamente a mano, è unica».

Nel tuo ricco repertorio spiccano le statuine milaniste. Come mai tu, siciliano, tifi proprio Milan?
«Tifo Milan da quando sono bambino. Non saprei spiegare perché; è un sentimento viscerale, cresciuto via via con il tempo».

Qual è la statuina milanista meglio riuscita o, comunque, quella a cui sei più affezionato?
«Da sempre, il mio idolo milanista è Franco Baresi. Lo ammiro come giocatore e come uomo: persona seria e integerrima. Credo sia la statuina che mi è riuscita meglio, forse perché è stata creata con il cuore e con una precisione maniacale, tenendo conto dei minimi particolari. Naturalmente è quella a cui sono più affezionato. Sono molto legato anche alle statuine che immortalano la formazione del Milan 1972: le tengo esposte come in una sorta di poster. Ci sono Rivera, Prati, Chiarugi, Biasiolo, Schnellinger, Cudicini, Sabatini, Benetti, Bigon, Vecchi, Anquiletti, Rosato. A ognuno ho inviato la foto dell’intera formazione ricostruita con le statuine e ciascuno mi ha risposto spedendomi a casa una propria foto autografata. Con alcuni di loro ho allacciato un rapporto di amicizia e ci sentiamo spesso».

Hai coronato il tuo sogno consegnando la statuina di Baresi al legittimo proprietario. Che ricordo hai dell’incontro con il Capitano?
«È stata una giornata indimenticabile. La trepidante attesa, perché fino all’ultimo non avevo la certezza che mi potesse incontrare. E poi vederlo venirmi incontro e poterlo abbracciare. Ma il momento più bello è stato quando ha scartato la statuina e ha sorriso vedendo la sua caricatura. “Ma come hai fatto? Mi hai messo pure la fascia di capitano”, sono state le sue prime parole. Il suo assistente, allora, gli disse: “Mettiamola nel museo”. “Tu sei pazzo”, rispose Franco, “questa me la porto a casa!”. Ciò mi riempie di gioia».

Chiudiamo l’intervista guardando al Milan di oggi: chi si merita… una tua statuina?
«Due giocatori: Bakayoko e Cutrone, per l’impegno e la caparbietà che c’è in loro».

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