Connect with us

MIL

[Esclusiva] – Altafini: “Ho il Milan nel cuore. La mia su Ibra e Giroud…”

Published

on

Quando ci si imbatte in un grande attaccante, si è d’istinto portati a indossare i panni del difensore. La marcatura stretta sembra il modo più efficace per ingabbiare il cannoniere, carpirne i segreti e prevederne le mosse. Con José Altafini, però, occorre cambiare prospettiva. L’ex attaccante brasiliano del Milan, eroe di Wembley nel 1963, non ama subire il pressing e, anzi, preferisce essere lanciato a rete per potersi aprire al suo interlocutore. Un atteggiamento in fondo quasi naturale per chi in carriera è stato abituato a dividere il campo con Rivera e Pelé. Una volta ricevuto il primo assist – che poi è la prima domanda – Altafini si scatena, si lascia andare, anima il suo timbro di voce inconfondibile. Ascoltarlo è un piacere per la quantità di ricordi snocciolati, gli aneddoti, i primati fieramente rivendicati. E per la sincera e appassionata dichiarazione d’amore nei confronti del Milan, la sua «squadra del cuore», a cui augura grandi successi. Una dedica, una carezza e un bacio che valgono come un gol. Ancora una volta Altafini raccoglie il passaggio e segna: c’era da aspettarselo.

Altafini, con la maglia del Milan ha vissuto stagioni memorabili, conquistando numerosi trofei e infrangendo diversi record. Ma come furono gli inizi?

J.A. Arrivai al Milan all’età di vent’anni, nell’estate del 1958. Ero molto giovane. Trovai una squadra che aveva appena perso la finale di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid. Avevo pure visto quella partita durante gli spostamenti con il Brasile in vista dei Mondiali di Svezia…

Chi trovò ad accoglierla?

J.A. Un ex campione del mondo come Schiaffino; Liedholm, fresco vicecampione mondiale e poi tutto il blocco italiano guidato da Lorenzo Buffon e Cesare Maldini.

Un’accoglienza niente male…

J.A. Sì e, infatti, già il primo anno riuscii a segnare 28 gol in Campionato, senza calciare rigori, finendo secondo nella classifica marcatori, dietro soltanto ad Angelillo. Vincemmo comunque lo Scudetto!

Pronti, via e subito una grande gioia. Ma la sua vittoria in rossonero più importante resta la Coppa dei Campioni del 1963. Come si arrivò a quel successo?

J.A. Per mettere le mani sulla Coppa dei Campioni servì un po’ di tempo. Nella stagione 1961- 1962 riconquistammo il Campionato, guadagnando il pass per l’Europa. La stagione 1962- 1963, tuttavia, non iniziò nel migliore dei modi: in Serie A non andavamo molto bene, tanto che alla fine chiudemmo in terza posizione…

In Coppa dei Campioni, invece…

J.A. Battemmo tutti in maniera schiacciante! E in finale piegammo il Benfica di Eusebio, favorito in quanto campione in carica. Giocammo in tranquillità: eravamo sotto 1-0, ma con i miei due gol ribaltammo l’incontro. Fu una vittoria meritata, eravamo una grande squadra.

Doppietta in finale a parte, in quell’edizione fu l’autentico mattatore, aggiudicandosi il trono di miglior marcatore con 14 gol…

J.A. Quello dei 14 gol in una singola edizione è un record ancora imbattuto, nel senso che Cristiano Ronaldo, nella stagione 2013-2014, ha sì segnato 17 reti, ma lo ha fatto giocando 11 partite. Io feci 14 centri in sole 9 gare.

Una figura fondamentale nel suo percorso milanista fu quella di Nereo Rocco, che spinse per tenerla proprio nella stagione in cui poi arrivò la Coppa dei Campioni. Che uomo era il “Paròn”?

J.A. Prima del suo arrivo ne parlammo con Radice, che lo aveva come allenatore al Padova e, pertanto, conosceva molto bene il suo carattere. Quando Rocco venne ingaggiato dal Milan, anche Gigi (Radice, nda) tornò in rossonero e ci diede ulteriori ragguagli, spiegandoci come avremmo dovuto comportarci nei suoi confronti. Era un uomo molto duro, serio, rigido, ma di una bontà incredibile. Imparammo tutti a comprendere il suo modo di essere e fu una fortuna, perché così facendo riuscimmo a trascorrere anni davvero meravigliosi.

Di sicuro avrà tanti ricordi di Rocco. Le va di raccontarci un aneddoto in particolare?

J.A. Dopo la conquista dello Scudetto 1961-1962, venne organizzata un’amichevole in casa del Lione. Andammo in treno: giunti nella stazione di destinazione, trovammo i dirigenti francesi ad accoglierci. Uno di loro disse: “Monsieur Rocco, mon ami”. E Nereo rispose: “Mona a mi? Mona a ti”.

Dopo la carriera da calciatore, lei ha saputo reinventarsi nelle vesti di commentatore televisivo. Come si è trovato in quel ruolo?

J.A. Cominciai a Telemontecarlo con Luigi Colombo: fu lui, di fatto, a inventare la “seconda voce” e a lanciarmi. Facevo leva sulle telecronache brasiliane, che avevano una parte tecnica ma erano anche divertimento. Avevo imparato molto pure da Beppe Viola, un grande professionista che parlava di tecnica ma con grande ilarità. In sostanza, ho adattato il modello sudamericano alle necessità italiane.

Peraltro, lo ha fatto inventando un nuovo linguaggio. Espressioni come “golazo” e “manuale del calcio” sono ormai entrate a far parte del vocabolario comune.

J.A. È vero, ma il “golazo” non l’ho inventato io: si usa molto in Brasile e in Argentina, ma anche in Spagna; il “manuale del calcio”, invece, è a tutti gli effetti una mia invenzione. Avevo fantasia, le seconde voci di oggi non ne hanno: dicono da tanti anni la stessa cosa…

Rimanendo sull’attualità, cosa ne pensa del Milan di oggi? È una squadra che può ambire a traguardi ambiziosi?

J.A. Maldini è un grande lavoratore, un profondo conoscitore del calcio e penso che stia facendo bene a puntare sui giovani. Speriamo che quest’anno la stagione sia ancora più bella della precedente.

Il Milan le è rimasto dentro, si sente. D’altra parte, due anni fa era a San Siro per le celebrazioni dei 120 anni del club…

J.A. Devo dire che il Milan è l’unica squadra con cui ho sempre mantenuto i contatti. Per me il Milan è la squadra del cuore in Italia. Il club mi dà sempre tanta importanza e a me fa molto piacere.

Ci sono calciatori che la intrigano particolarmente nella rosa di Pioli?

J.A. Credo molto in Brahim Díaz: mi è piaciuto nel precampionato, si sta prendendo sempre più spazio.

Cosa pensa di Ibrahimović e Giroud?

J.A. Sono due giocatori di una certa età, ma quello che conta è la forma fisica; anche io ho giocato fino a 38 anni… Spero che Ibra recuperi perché è un giocatore molto importante. Nella scorsa stagione lo svedese ha dato tanto, soprattutto in termini di tranquillità: ha tolto la responsabilità ai compagni più giovani, dando loro la possibilità di giocare con maggiore serenità. Spero che possa garantire ancora un certo apporto. Giroud sta molto bene fisicamente. In generale, non ho alcun dubbio! Da due anni dico di prenderlo…

Giroud vestirà la maglia rossonera numero 9 che lei e altri campioni passati al Milan avete onorato al meglio. Chi è stato il più grande?

J.A. Van Basten, sicuro. Ma dopo Altafini, ovviamente… (ride, nda) Questa volta sto scherzando!  

Advertisement

MIL

MIL – Best goal: la rete più bella scelta dai nostri follower

Published

on

Nella gloriosa storia del Milan non ci sono solo grandi campioni e sontuose vittorie, ma anche reti meravigliose. Gesti tecnici ad alto contenuto artistico, perle ineguagliabili, che hanno aggiunto bellezza e fascino alla concretezza dei risultati. Per questo, sulla nostra pagina, abbiamo proposto un ulteriore sondaggio, con una selezione di 8 reti secondo la formula: “quarti di finale-semifinale-finale”, a cui gli appassionati hanno entusiasticamente risposto. Ad aggiudicarsi il premio per il gol più bello nella storia rossonera è stato RICARDO KAKÁ, con la meravigliosa rete siglata contro il Manchester United, nella semifinale d’andata della Champions League del 2007. Il fenomeno brasiliano ha superato in finale Dejan Savićević, con il suo geniale pallonetto nella finale di Coppa dei Campioni del 1994 contro il Barcellona, strappando il 90% delle preferenze. Una rete speciale in uno stadio da sogno, l’ ”Old Trafford”, quello realizzato dal “Bambino d’Oro”. Su un rinvio telecomandato di Dida, il trequartista brasiliano prima vince il duello con Fletcher, poi supera Heinze con un delizioso sombrero e, infine, fa scontrare il difensore argentino con Evra. A quel punto, a tu per tu con Van der Sar, il numero 22 la piazza con il piattone destro e gela “Il Teatro dei Sogni”. Un’azione che pare ispirata da forze sovrannaturali, una delle istantanee più famose della storia del club, una vera e propria opera d’arte. Olio su tela, rigorosamente rossonera.

Continue Reading

MIL

MIL – La Top 11 all-time del Milan scelta dai nostri follower

Published

on

Il Milan è tra i club più vincenti e iconici nella storia del calcio, in virtù di una serie incredibile di successi e imprese straordinarie. In oltre 120 anni di storia, i rossoneri hanno raggiunto traguardi memorabili, conquistando la bellezza di 48 trofei e diventando il club italiano con più titoli a livello internazionale. In questo stupefacente percorso il diavolo ha potuto contare su una lista interminabile di fuoriclasse, tra i più grandi che questo sport abbia mai conosciuto.

Attraverso un sondaggio lanciato sulla pagina Facebook del nostro magazine (facebook. com/laltrafacciadelmilan) abbiamo chiesto ai nostri follower di scegliere i migliori 11, suddividendoli per ruoli secondo la numerazione tradizionale. Il risultato di questa iniziativa è stato altamente coinvolgente: sono stati oltre 100mila, infatti, gli utenti che si sono lasciati andare a questo tuffo nel mito rossonero. Nonostante qualche rinuncia dolorosa (Tassotti, Nesta, Rijkaard, Rivera e Nordahl su tutti), dovuta probabilmente anche alla giovane età media dei votanti, la formazione scaturita da questa votazione online è una vera e propria delizia, una meravigliosa comunione di campioni che ben rappresenta la grandezza e il prestigio del Milan. In porta, nel nostro ideale 4-2-2-2 fortemente votato all’attacco e allo spettacolo, c’è l’esplosivo Dida (2000-2001; 2002-2010), tra i protagonisti nella magica notte di Manchester con 3 rigori neutralizzati alla Juventus. Sulle fasce spazio all’imprevedibile spinta di Cafu (2003-2008) e alla perfezione stilistica di Paolo Maldini (1984-2009), inevitabile colonna di questa formazione. La coppia centrale è assortita alla perfezione, con la suggestiva autorevolezza di capitan Baresi (1977-1997) e l’intelligenza tattica di Costacurta (1986; 1987-2007). Nel duo di centrocampo, alla corsa e ai polmoni di Gattuso (1999-2012), vera anima di questa squadra, si unisce la regia pulita di Clarence Seedorf (2002-2012). Sulla trequarti brillano invece la classe e l’esuberanza atletica di Gullit (1987-1993; 1994) e Kaká (2003-2009; 2013-2014), pronti a rompere l’equilibrio con le loro magie o a ispirare il meraviglioso tandem d’attacco. Tandem che può contare sulla graziosa eleganza mista a concretezza di Van Basten (1987-1995) e sulle serpentine irresistibili di Shevchenko (1999-2006; 2008-2009). In panchina, a guidare questa invincibile formazione di leggende, c’è Arrigo Sacchi, artefice dei primi grandi successi dell’era Berlusconi, preferito di poco a un altro grande tecnico, Carletto Ancelotti. Al di là dei gusti e delle scelte personali che possono essere diverse, c’è da riconoscere la sublime bellezza di questa Top 11. Un Milan così avrebbe letteralmente infiammato San Siro.

Continue Reading

MIL

[Esclusiva] – Intervista a Diego Campagnani (AQM)

Published

on

Il nuovo Milan vuole essere protagonista anche nel mondo degli eSport, ovvero gli sport che si basano sull’utilizzo dei videogame. Per lasciare un segno indelebile in questo innovativo ambito sportivo, seguito con interesse da milioni di giovani in tutto il mondo, la società di via Aldo Rossi ha addirittura ridisegnato il suo logo e rivisto il relativo naming, creando la squadra caratterizzata dall’acronimo “AQM”. Si tratta della “crasi” tra Associazione Calcio Milan e Qlash, l’azienda leader nel settore gaming a livello europeo con cui i rossoneri hanno stretto una partnership per partecipare alla eSerie A Tim e ad altre prestigiose competizioni elettroniche di respiro internazionale. Tra gli atleti di punta del team c’è Diego Campagnani, pro-player di livello mondiale noto agli appassionati con il nickname “Crazy Fat Gamer”. Lo abbiamo intervistato.

Diego, partiamo dagli inizi: si può dire che tu sia nato con il joystick in mano… Ricordi la prima partita?

D.C. Gioco ai videogame da quando sono bambino, ma la prima partita è indimenticabile: l’ho disputata con Fifa 97 sulla Playstation 1.

Quando ti sei accorto di avere un’abilità fuori dal comune?

D.C. Alcuni anni fa, dai miei amici. Quando andavo da loro a giocare alla Play, riuscivo a batterli piuttosto agevolmente pur non essendo particolarmente “allenato”, visto che a casa la console io non ce l’avevo.

Quindi anche nei videogiochi l’allenamento aiuta a migliorare…

D.C. Come in tutti gli sport, la pratica e l’allenamento sono fondamentali. Per arrivare ai massimi livelli occorre dedicare a questa disciplina davvero molto tempo.

Quanto?

D.C. Mi alleno dalle 5 alle 7 ore ogni giorno, senza mai trascurare la preparazione fisica, essenziale per poter rilassare e far riposare la mente in maniera adeguata.

L’utilizzo intensivo di videogame può costituire un rischio per la salute?

D.C. Con una gestione ottimale dell’attività, non credo si corra il rischio di sviluppare una dipendenza.

A livello economico, invece, un ePlayer come se la cava?

D.C. È un lavoro e come tale viene retribuito. C’è chi guadagna di più e chi meno: dipende dai risultati che si raggiungono in carriera…

E i tuoi familiari approvano la tua scelta professionale?

D.C. Sono molto contenti! Da sempre mi supportano nel mio percorso.

Veniamo alla chiamata di Qlash: quanto è stata importante per l’esplosione della tua carriera?

D.C. Penso sia stata fondamentale. Insieme, peraltro, siamo riusciti a costruire una storia indimenticabile. Spero che in futuro si possano lasciare ancora tanti “segni”…

Sei poi entrato nell’orbita delle squadre della Serie A italiana, facendo scalpore per il tuo passaggio dall’Inter al Milan. Come hai vissuto questa situazione? Anche perché i tifosi ci sono pure negli eSport…

D.C. Ho affrontato la situazione tenendo bene a mente il fatto che sono un eGamer professionista. Qualche follower ha sicuramente smesso di seguirmi, ma è normale. L’importante è dare sempre il massimo e onorare la squadra per cui si gioca. Essendo un tifoso del Milan, questa volta la maglia pesa ancora di più.

A proposito di Milan, cosa significa per te rappresentare un club così glorioso e amato?

D.C. Un sogno: il Milan è uno dei club più importanti in Italia e nel mondo. Quando indosso la maglia AQM provo un’emozione indescrivibile.

La vittoria a cui sei più legato?

D.C. La conquista del Campionato Italiano di Fifa 18, ma anche la vittoria alla Fut Champions Cup 2, svoltasi a Bucarest: ho quei momenti impressi nella mente come se fossero avvenuti ieri.

Hai già sfidato giocatori della prima squadra del Milan?

D.C. Purtroppo, anche per colpa della pandemia, non si è ancora presentata l’occasione. Spero possa accadere in futuro!

Durante le tue partite, chi è il rossonero che risponde meglio… ai comandi?

D.C. Theo Hernández: è mostruoso anche in Fifa e non solo nella realtà!

Nello scorso campionato elettronico, per il Milan, il finale è stato amaro. Quali sono i prossimi obiettivi?

D.C. Con Fifa 22 cercheremo di vincere il Campionato e arrivare al Mondiale.

E nel tuo futuro cosa c’è oltre al Campionato con il Milan? Il titolo di campione del mondo o, magari, un’Olimpiade?

D.C. Non ci si può mai sentire “arrivati”, nemmeno dopo tante vittorie significative. Per questo, nel mio futuro, c’è la voglia di continuare a vincere e a dimostrare che ogni record può essere infranto: questo è l’aspetto più importante per poter fare bene. 

Continue Reading

IL LIBRO DEL TIFOSO

Advertisement