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[Esclusiva] – MIL, il punto a cura di Roberto Beccantini

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Il futuro non sempre è un posto migliore, ma solo un posto diverso. Lo scrisse William Least Heat-Moon in “Strade blu”. A maggior ragione, dopo che la pandemia ha alterato i tradizionali criteri di confronto. Il Milan resta di gran lunga la nostra squadra di riferimento internazionale: 18 trofei, tanti quanti gli Scudetti. Ecco perché, o “anche” perché, il ritorno in Champions (dall’11 marzo 2014) documenta la correzione di un refuso storico, un “vadi” improvvisamente scappato alla penna. Parte, questo Milan “secondo”, dalla continuità della bussola tecnica, privilegio che, là dove osano le aquile, condivide solo con l’Atalanta di Gian Piero Gasperini. Inter, Juventus, anche se Massimiliano Allegri la conosce bene, Napoli e le romane hanno cambiato “mister”. Stefano Pioli è il ponte che lega la rinascita alle ambizioni. Usa sempre il “noi” e rifugge dall’“io”, che aiuta, certo, ma può rivelarsi, sul più bello, boomerang infìdo. Era un carro attrezzi, Stefano: è diventato un carro attrezzato. Dovrà fare a meno di due titolari, Gigio Donnarumma e Hakan Çalhanoğlu. Pedine cruciali. Soprattutto il portiere, fresco di Oscar agli ultimi Europei. Parigi, dunque: Paolo Maldini non ha voluto arrendersi a Mino Raiola. Né ai cinque milioni pretesi dal turco. Sono nodi. Sono snodi. Dolorosi, discutibili, rispettabili: perché netti, trancianti. La gente e l’agente sempre più lontani: evviva. I fondi, e Paul Singer della Elliott Corporation non fa eccezione, trasmettono pulsioni che, al netto delle competenze e delle risorse, confondono il sentimento popolare. Qui è Rodi e qui bisogna saltare. Ivan Gazidis, al quale rivolgo i più calorosi auguri, è il dirigente che manovra il rubinetto dei soldi, non colui che li fornisce. Mi spiace che non ci sia più Zvone Boban. Maldini parla poco, parla chiaro. Le gerenze sono obese, non più snelle come una volta. Nel Milan, però, sai da chi andare: e pazienza se è un ministro senza portafoglio. La scorsa stagione, il Diavolo accumulò un distacco di 12 punti dall’Inter. In porta, tocca a Mike Maignan, titolare del Lilla campione. Subito identificato, subito reclutato: si fa così. Per il trequartista, non che Çalha fosse un genio ma occupava, e occupa, un ruolo nevralgico. Il fatto che sia passato all’Inter accentua la sindrome della beffa. Brahim Díaz è una zanzara talentuosa che potrebbe rilevarne le mansioni. L’ideale sarebbe stato Rodrigo de Paul. È volato dal “Cholo”, all’Atlético. Mancava un vice Ibra, che il 3 ottobre ne compirà 40. Olivier Giroud è l’usato sicuro: a quasi 35 anni, vive l’area come un cowboy il saloon. Prima che scoppiasse la peste, Franck Kessié pedalava in gruppo. Oggi è in fuga, uno dei più forti centrocampisti in circolazione. Il problema non è solo il contratto (in scadenza nel 2022): sarà la Coppa d’Africa di gennaio. Per lui e per Ismaël Bennacer. In difesa, si ricomincia da Simon Kjær e Fikayo Tomori: scelta corretta, specialmente dopo il tornado Gigio. Per l’attacco, nella speranza che Rafael Leão compia l’ultimo balzo, la società si è coperta con Pietro Pellegri (classe 2001). La spalla di Theo Hernández è stata individuata in Fodé Ballo-Touré del Monaco. Senza dimenticare il riscatto di Sandro Tonali, dal Brescia: e che scatti, fra Sampdoria e Cagliari. Nel rispetto del bilancio, il safari di Champions impone di adeguare la crescita agli appetiti. È tornato, seppur “spuntato”, il pubblico, e anche questa è una variante non trascurabile. “San Siro” è cattedra esigente, non a caso scrivemmo che, tra le micce della grande riscossa, proprio le porte chiuse avevano avuto un peso non indifferente, tesi cara ad Alessandro Costacurta. L’entusiasmo è champagne: cin cin. Con il suo calcio armonico e ormonico, Pioli aveva anticipato la lezione di Roberto Mancini. Il collettivo come cuore pulsante e pochi dirigenti – pochi ma buoni – a proteggerlo. La “bella” di Londra ha celebrato l’equilibrio. Oscar Wilde ammoniva: «Chiunque può far parte della storia. Solo un grand’uomo la può scrivere». Questa sarà la vera sfida.

Biografia Roberto Beccantini

Roberto Beccantini è nato a Bologna il 20 dicembre 1950. Giornalista professionista dal giugno 1972, è tra le più autorevoli penne del panorama italiano. Ha scritto per “Tuttosport”, “La Gazzetta dello Sport” e “La Stampa”; ha seguito come inviato ben 9 Olimpiadi estive, 9 Mondiali di calcio e tutte le finali di Champions League dal 1992 al 2010. È stato inoltre il giurato italiano del premio “Pallone d’Oro”. Attualmente collabora con “Guerin Sportivo”, “Il Fatto Quotidiano” e il sito di “Eurosport”.

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MIL – Best goal: la rete più bella scelta dai nostri follower

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Nella gloriosa storia del Milan non ci sono solo grandi campioni e sontuose vittorie, ma anche reti meravigliose. Gesti tecnici ad alto contenuto artistico, perle ineguagliabili, che hanno aggiunto bellezza e fascino alla concretezza dei risultati. Per questo, sulla nostra pagina, abbiamo proposto un ulteriore sondaggio, con una selezione di 8 reti secondo la formula: “quarti di finale-semifinale-finale”, a cui gli appassionati hanno entusiasticamente risposto. Ad aggiudicarsi il premio per il gol più bello nella storia rossonera è stato RICARDO KAKÁ, con la meravigliosa rete siglata contro il Manchester United, nella semifinale d’andata della Champions League del 2007. Il fenomeno brasiliano ha superato in finale Dejan Savićević, con il suo geniale pallonetto nella finale di Coppa dei Campioni del 1994 contro il Barcellona, strappando il 90% delle preferenze. Una rete speciale in uno stadio da sogno, l’ ”Old Trafford”, quello realizzato dal “Bambino d’Oro”. Su un rinvio telecomandato di Dida, il trequartista brasiliano prima vince il duello con Fletcher, poi supera Heinze con un delizioso sombrero e, infine, fa scontrare il difensore argentino con Evra. A quel punto, a tu per tu con Van der Sar, il numero 22 la piazza con il piattone destro e gela “Il Teatro dei Sogni”. Un’azione che pare ispirata da forze sovrannaturali, una delle istantanee più famose della storia del club, una vera e propria opera d’arte. Olio su tela, rigorosamente rossonera.

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MIL – La Top 11 all-time del Milan scelta dai nostri follower

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Il Milan è tra i club più vincenti e iconici nella storia del calcio, in virtù di una serie incredibile di successi e imprese straordinarie. In oltre 120 anni di storia, i rossoneri hanno raggiunto traguardi memorabili, conquistando la bellezza di 48 trofei e diventando il club italiano con più titoli a livello internazionale. In questo stupefacente percorso il diavolo ha potuto contare su una lista interminabile di fuoriclasse, tra i più grandi che questo sport abbia mai conosciuto.

Attraverso un sondaggio lanciato sulla pagina Facebook del nostro magazine (facebook. com/laltrafacciadelmilan) abbiamo chiesto ai nostri follower di scegliere i migliori 11, suddividendoli per ruoli secondo la numerazione tradizionale. Il risultato di questa iniziativa è stato altamente coinvolgente: sono stati oltre 100mila, infatti, gli utenti che si sono lasciati andare a questo tuffo nel mito rossonero. Nonostante qualche rinuncia dolorosa (Tassotti, Nesta, Rijkaard, Rivera e Nordahl su tutti), dovuta probabilmente anche alla giovane età media dei votanti, la formazione scaturita da questa votazione online è una vera e propria delizia, una meravigliosa comunione di campioni che ben rappresenta la grandezza e il prestigio del Milan. In porta, nel nostro ideale 4-2-2-2 fortemente votato all’attacco e allo spettacolo, c’è l’esplosivo Dida (2000-2001; 2002-2010), tra i protagonisti nella magica notte di Manchester con 3 rigori neutralizzati alla Juventus. Sulle fasce spazio all’imprevedibile spinta di Cafu (2003-2008) e alla perfezione stilistica di Paolo Maldini (1984-2009), inevitabile colonna di questa formazione. La coppia centrale è assortita alla perfezione, con la suggestiva autorevolezza di capitan Baresi (1977-1997) e l’intelligenza tattica di Costacurta (1986; 1987-2007). Nel duo di centrocampo, alla corsa e ai polmoni di Gattuso (1999-2012), vera anima di questa squadra, si unisce la regia pulita di Clarence Seedorf (2002-2012). Sulla trequarti brillano invece la classe e l’esuberanza atletica di Gullit (1987-1993; 1994) e Kaká (2003-2009; 2013-2014), pronti a rompere l’equilibrio con le loro magie o a ispirare il meraviglioso tandem d’attacco. Tandem che può contare sulla graziosa eleganza mista a concretezza di Van Basten (1987-1995) e sulle serpentine irresistibili di Shevchenko (1999-2006; 2008-2009). In panchina, a guidare questa invincibile formazione di leggende, c’è Arrigo Sacchi, artefice dei primi grandi successi dell’era Berlusconi, preferito di poco a un altro grande tecnico, Carletto Ancelotti. Al di là dei gusti e delle scelte personali che possono essere diverse, c’è da riconoscere la sublime bellezza di questa Top 11. Un Milan così avrebbe letteralmente infiammato San Siro.

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[Esclusiva] – Intervista a Diego Campagnani (AQM)

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Il nuovo Milan vuole essere protagonista anche nel mondo degli eSport, ovvero gli sport che si basano sull’utilizzo dei videogame. Per lasciare un segno indelebile in questo innovativo ambito sportivo, seguito con interesse da milioni di giovani in tutto il mondo, la società di via Aldo Rossi ha addirittura ridisegnato il suo logo e rivisto il relativo naming, creando la squadra caratterizzata dall’acronimo “AQM”. Si tratta della “crasi” tra Associazione Calcio Milan e Qlash, l’azienda leader nel settore gaming a livello europeo con cui i rossoneri hanno stretto una partnership per partecipare alla eSerie A Tim e ad altre prestigiose competizioni elettroniche di respiro internazionale. Tra gli atleti di punta del team c’è Diego Campagnani, pro-player di livello mondiale noto agli appassionati con il nickname “Crazy Fat Gamer”. Lo abbiamo intervistato.

Diego, partiamo dagli inizi: si può dire che tu sia nato con il joystick in mano… Ricordi la prima partita?

D.C. Gioco ai videogame da quando sono bambino, ma la prima partita è indimenticabile: l’ho disputata con Fifa 97 sulla Playstation 1.

Quando ti sei accorto di avere un’abilità fuori dal comune?

D.C. Alcuni anni fa, dai miei amici. Quando andavo da loro a giocare alla Play, riuscivo a batterli piuttosto agevolmente pur non essendo particolarmente “allenato”, visto che a casa la console io non ce l’avevo.

Quindi anche nei videogiochi l’allenamento aiuta a migliorare…

D.C. Come in tutti gli sport, la pratica e l’allenamento sono fondamentali. Per arrivare ai massimi livelli occorre dedicare a questa disciplina davvero molto tempo.

Quanto?

D.C. Mi alleno dalle 5 alle 7 ore ogni giorno, senza mai trascurare la preparazione fisica, essenziale per poter rilassare e far riposare la mente in maniera adeguata.

L’utilizzo intensivo di videogame può costituire un rischio per la salute?

D.C. Con una gestione ottimale dell’attività, non credo si corra il rischio di sviluppare una dipendenza.

A livello economico, invece, un ePlayer come se la cava?

D.C. È un lavoro e come tale viene retribuito. C’è chi guadagna di più e chi meno: dipende dai risultati che si raggiungono in carriera…

E i tuoi familiari approvano la tua scelta professionale?

D.C. Sono molto contenti! Da sempre mi supportano nel mio percorso.

Veniamo alla chiamata di Qlash: quanto è stata importante per l’esplosione della tua carriera?

D.C. Penso sia stata fondamentale. Insieme, peraltro, siamo riusciti a costruire una storia indimenticabile. Spero che in futuro si possano lasciare ancora tanti “segni”…

Sei poi entrato nell’orbita delle squadre della Serie A italiana, facendo scalpore per il tuo passaggio dall’Inter al Milan. Come hai vissuto questa situazione? Anche perché i tifosi ci sono pure negli eSport…

D.C. Ho affrontato la situazione tenendo bene a mente il fatto che sono un eGamer professionista. Qualche follower ha sicuramente smesso di seguirmi, ma è normale. L’importante è dare sempre il massimo e onorare la squadra per cui si gioca. Essendo un tifoso del Milan, questa volta la maglia pesa ancora di più.

A proposito di Milan, cosa significa per te rappresentare un club così glorioso e amato?

D.C. Un sogno: il Milan è uno dei club più importanti in Italia e nel mondo. Quando indosso la maglia AQM provo un’emozione indescrivibile.

La vittoria a cui sei più legato?

D.C. La conquista del Campionato Italiano di Fifa 18, ma anche la vittoria alla Fut Champions Cup 2, svoltasi a Bucarest: ho quei momenti impressi nella mente come se fossero avvenuti ieri.

Hai già sfidato giocatori della prima squadra del Milan?

D.C. Purtroppo, anche per colpa della pandemia, non si è ancora presentata l’occasione. Spero possa accadere in futuro!

Durante le tue partite, chi è il rossonero che risponde meglio… ai comandi?

D.C. Theo Hernández: è mostruoso anche in Fifa e non solo nella realtà!

Nello scorso campionato elettronico, per il Milan, il finale è stato amaro. Quali sono i prossimi obiettivi?

D.C. Con Fifa 22 cercheremo di vincere il Campionato e arrivare al Mondiale.

E nel tuo futuro cosa c’è oltre al Campionato con il Milan? Il titolo di campione del mondo o, magari, un’Olimpiade?

D.C. Non ci si può mai sentire “arrivati”, nemmeno dopo tante vittorie significative. Per questo, nel mio futuro, c’è la voglia di continuare a vincere e a dimostrare che ogni record può essere infranto: questo è l’aspetto più importante per poter fare bene. 

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IL LIBRO DEL TIFOSO

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