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[Esclusiva] – Munafò (AIMC): “Milan club, che passione! Vi svelo il mio sogno”

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Il milanismo è una cultura che va diffusa, tramandata. All’infinito, senza limiti di spazio o di tempo. Per alimentare il fuoco rossonero, servono però dei custodi, degli avamposti schierati in prima linea che sappiano promuovere i valori “casciavìt”. Degli “alfieri” disposti a tutto pur di veder trionfare i colori milanisti. Ecco, dunque, che ciascun tifoso acquisisce un valore unico, diventa cioè indispensabile in questa grande storia di passione ed emozione iniziata nel 1899 e destinata a non finire mai. I tifosi, quindi la Curva Sud, il popolo di “San Siro”, ma anche quello dei Milan Club, che dal 1967 sono riuniti sotto l’unico tetto dell’Aimc, l’Associazione Italiana Milan Clubs. Per conoscere meglio questa realtà abbiamo chiacchierato con il presidente, Giuseppe Munafò, commercialista 58enne, milanese e milanista Doc.

Presidente Munafò, cos’è Aimc, per chi ancora non la conoscesse?

G.M. È l’associazione che raggruppa quasi tutti i Milan Club d’Italia e del mondo. Attualmente, sono circa 600 quelli associati.

Il vostro ruolo?

G.M. La nostra missione è quella di contribuire ad accrescere il numero di tifosi milanisti e dare supporto ai singoli Milan Club, che di fatto sono dei presìdi rossoneri sul territorio.

In che modo operate?

G.M. Siamo strutturati in modo tale da fornire ai club servizi a 360 gradi, a partire da quelli legati alla biglietteria. Nei nostri uffici, collocati all’interno dello stadio di “San Siro”, i segretari sono sempre disponibili a raccogliere le diverse istanze. Una volta prese in carico le singole necessità, le analizziamo e, se necessario, le sottoponiamo alla società Milan, con cui siamo in contatto diretto, pur essendo autonomi rispetto ad essa.

A proposito, alla luce della sinergia con il Milan avete potuto pure attivare alcune convenzioni…

G.M. Sì, gli associati ai Milan Club che aderiscono ad Aimc possono beneficiare di sconti per il Museo Milan, per gli store ufficiali, per le visite allo stadio e per tanti altri servizi che interessano da vicino i tifosi.

Il Covid in che misura ha condizionato la vostra attività?

G.M. Temevano che i “lockdown” spegnessero le attività dei gruppi organizzati. Invece, è successo l’esatto contrario, con i Milan Club che, pur rispettando le normative legate alla sicurezza, hanno mantenuta viva la passione per i colori rossoneri, proponendo iniziative telematiche, progetti solidali e tante altre attività. Hanno dimostrato un affetto nei nostri confronti e nei confronti del Milan davvero commovente. Ciascun Milan Club, qualsiasi sia il numero di tesserati, è una realtà unica, eccezionale, degna di essere tutelata. Meritano il meglio per le tante iniziative promosse e per il servizio aggregativo che offrono.

Cosa prova a rappresentare Aimc?

G.M. Orgoglio e pure tanta responsabilità: quando ci rechiamo in visita ai vari Milan Club veniamo accolti come se fossimo dei rappresentanti della Società. Personalmente, poi, sono molto soddisfatto del clima sereno e disteso che si è creato con i ragazzi della Curva Sud. Siamo realtà diverse ma collaboriamo per il bene del Milan.

Com’è nata la sua passione per i colori rossoneri?

G.M. Mio padre amava guardare le partite delle squadre che giocavano meglio, ma non aveva simpatie particolari. Da ragazzino, facevo corsa campestre e, di tanto in tanto, riuscivo anche a vincere qualche gara. In una il primo premio era un abbonamento allo stadio per le partite del Milan: vinsi quella gara e così andai, accompagnato da un amico di famiglia, a ritirare il premio al terzo piano di via Turati. Da quel momento è scattata la scintilla e ho iniziato a seguire con attenzione il Milan, fino a farne una malattia… (ride, nda).

L’emozione più forte?

G.M. La finale di Champions contro la Juve. Ero a Manchester e a ripensarci mi commuovo ancora. Un’emozione straordinaria. Nel cassetto dei ricordi da pelle d’oca ci sono sicuramente anche gli addii al calcio di Van Basten e Baresi. Pensi che nella scrivania del mio studio conservo una maglietta di Franco e, quando ho bisogno di motivarmi, la prendo in mano e la abbraccio…

Il Milan di oggi le piace?

G.M. Sì, mi fa divertire. Il progetto mi piace: la Società ha tracciato una linea chiara, facendosi guidare da logiche (condivisibili) di sostenibilità. Anche i giocatori in rosa devono esserne pienamente consapevoli. Sono soddisfatto pure sul fronte tecnico, nel senso che ora abbiamo praticamente due calciatori di buon livello per ciascun ruolo.

Il sogno?

G.M. L’ottava Champions. Sarebbe l’apoteosi. Per quanto riguarda Aimc, l’augurio è che la nostra realtà possa continuare a crescere, come fatto finora, implementando ulteriormente i servizi per i Milan Club e abbracciando sempre più giovani e donne. È troppo importante continuare a trasmettere la nostra testimonianza di passione nei confronti del Milan e della sua storia. In questo senso, vedere di nuovo “San Siro” riempirsi di tifosi e di striscioni di Milan Club sarebbe estremamente emozionante. Milan is on fire!

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MIL – Best goal: la rete più bella scelta dai nostri follower

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Nella gloriosa storia del Milan non ci sono solo grandi campioni e sontuose vittorie, ma anche reti meravigliose. Gesti tecnici ad alto contenuto artistico, perle ineguagliabili, che hanno aggiunto bellezza e fascino alla concretezza dei risultati. Per questo, sulla nostra pagina, abbiamo proposto un ulteriore sondaggio, con una selezione di 8 reti secondo la formula: “quarti di finale-semifinale-finale”, a cui gli appassionati hanno entusiasticamente risposto. Ad aggiudicarsi il premio per il gol più bello nella storia rossonera è stato RICARDO KAKÁ, con la meravigliosa rete siglata contro il Manchester United, nella semifinale d’andata della Champions League del 2007. Il fenomeno brasiliano ha superato in finale Dejan Savićević, con il suo geniale pallonetto nella finale di Coppa dei Campioni del 1994 contro il Barcellona, strappando il 90% delle preferenze. Una rete speciale in uno stadio da sogno, l’ ”Old Trafford”, quello realizzato dal “Bambino d’Oro”. Su un rinvio telecomandato di Dida, il trequartista brasiliano prima vince il duello con Fletcher, poi supera Heinze con un delizioso sombrero e, infine, fa scontrare il difensore argentino con Evra. A quel punto, a tu per tu con Van der Sar, il numero 22 la piazza con il piattone destro e gela “Il Teatro dei Sogni”. Un’azione che pare ispirata da forze sovrannaturali, una delle istantanee più famose della storia del club, una vera e propria opera d’arte. Olio su tela, rigorosamente rossonera.

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MIL – La Top 11 all-time del Milan scelta dai nostri follower

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Il Milan è tra i club più vincenti e iconici nella storia del calcio, in virtù di una serie incredibile di successi e imprese straordinarie. In oltre 120 anni di storia, i rossoneri hanno raggiunto traguardi memorabili, conquistando la bellezza di 48 trofei e diventando il club italiano con più titoli a livello internazionale. In questo stupefacente percorso il diavolo ha potuto contare su una lista interminabile di fuoriclasse, tra i più grandi che questo sport abbia mai conosciuto.

Attraverso un sondaggio lanciato sulla pagina Facebook del nostro magazine (facebook. com/laltrafacciadelmilan) abbiamo chiesto ai nostri follower di scegliere i migliori 11, suddividendoli per ruoli secondo la numerazione tradizionale. Il risultato di questa iniziativa è stato altamente coinvolgente: sono stati oltre 100mila, infatti, gli utenti che si sono lasciati andare a questo tuffo nel mito rossonero. Nonostante qualche rinuncia dolorosa (Tassotti, Nesta, Rijkaard, Rivera e Nordahl su tutti), dovuta probabilmente anche alla giovane età media dei votanti, la formazione scaturita da questa votazione online è una vera e propria delizia, una meravigliosa comunione di campioni che ben rappresenta la grandezza e il prestigio del Milan. In porta, nel nostro ideale 4-2-2-2 fortemente votato all’attacco e allo spettacolo, c’è l’esplosivo Dida (2000-2001; 2002-2010), tra i protagonisti nella magica notte di Manchester con 3 rigori neutralizzati alla Juventus. Sulle fasce spazio all’imprevedibile spinta di Cafu (2003-2008) e alla perfezione stilistica di Paolo Maldini (1984-2009), inevitabile colonna di questa formazione. La coppia centrale è assortita alla perfezione, con la suggestiva autorevolezza di capitan Baresi (1977-1997) e l’intelligenza tattica di Costacurta (1986; 1987-2007). Nel duo di centrocampo, alla corsa e ai polmoni di Gattuso (1999-2012), vera anima di questa squadra, si unisce la regia pulita di Clarence Seedorf (2002-2012). Sulla trequarti brillano invece la classe e l’esuberanza atletica di Gullit (1987-1993; 1994) e Kaká (2003-2009; 2013-2014), pronti a rompere l’equilibrio con le loro magie o a ispirare il meraviglioso tandem d’attacco. Tandem che può contare sulla graziosa eleganza mista a concretezza di Van Basten (1987-1995) e sulle serpentine irresistibili di Shevchenko (1999-2006; 2008-2009). In panchina, a guidare questa invincibile formazione di leggende, c’è Arrigo Sacchi, artefice dei primi grandi successi dell’era Berlusconi, preferito di poco a un altro grande tecnico, Carletto Ancelotti. Al di là dei gusti e delle scelte personali che possono essere diverse, c’è da riconoscere la sublime bellezza di questa Top 11. Un Milan così avrebbe letteralmente infiammato San Siro.

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[Esclusiva] – Intervista a Diego Campagnani (AQM)

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Il nuovo Milan vuole essere protagonista anche nel mondo degli eSport, ovvero gli sport che si basano sull’utilizzo dei videogame. Per lasciare un segno indelebile in questo innovativo ambito sportivo, seguito con interesse da milioni di giovani in tutto il mondo, la società di via Aldo Rossi ha addirittura ridisegnato il suo logo e rivisto il relativo naming, creando la squadra caratterizzata dall’acronimo “AQM”. Si tratta della “crasi” tra Associazione Calcio Milan e Qlash, l’azienda leader nel settore gaming a livello europeo con cui i rossoneri hanno stretto una partnership per partecipare alla eSerie A Tim e ad altre prestigiose competizioni elettroniche di respiro internazionale. Tra gli atleti di punta del team c’è Diego Campagnani, pro-player di livello mondiale noto agli appassionati con il nickname “Crazy Fat Gamer”. Lo abbiamo intervistato.

Diego, partiamo dagli inizi: si può dire che tu sia nato con il joystick in mano… Ricordi la prima partita?

D.C. Gioco ai videogame da quando sono bambino, ma la prima partita è indimenticabile: l’ho disputata con Fifa 97 sulla Playstation 1.

Quando ti sei accorto di avere un’abilità fuori dal comune?

D.C. Alcuni anni fa, dai miei amici. Quando andavo da loro a giocare alla Play, riuscivo a batterli piuttosto agevolmente pur non essendo particolarmente “allenato”, visto che a casa la console io non ce l’avevo.

Quindi anche nei videogiochi l’allenamento aiuta a migliorare…

D.C. Come in tutti gli sport, la pratica e l’allenamento sono fondamentali. Per arrivare ai massimi livelli occorre dedicare a questa disciplina davvero molto tempo.

Quanto?

D.C. Mi alleno dalle 5 alle 7 ore ogni giorno, senza mai trascurare la preparazione fisica, essenziale per poter rilassare e far riposare la mente in maniera adeguata.

L’utilizzo intensivo di videogame può costituire un rischio per la salute?

D.C. Con una gestione ottimale dell’attività, non credo si corra il rischio di sviluppare una dipendenza.

A livello economico, invece, un ePlayer come se la cava?

D.C. È un lavoro e come tale viene retribuito. C’è chi guadagna di più e chi meno: dipende dai risultati che si raggiungono in carriera…

E i tuoi familiari approvano la tua scelta professionale?

D.C. Sono molto contenti! Da sempre mi supportano nel mio percorso.

Veniamo alla chiamata di Qlash: quanto è stata importante per l’esplosione della tua carriera?

D.C. Penso sia stata fondamentale. Insieme, peraltro, siamo riusciti a costruire una storia indimenticabile. Spero che in futuro si possano lasciare ancora tanti “segni”…

Sei poi entrato nell’orbita delle squadre della Serie A italiana, facendo scalpore per il tuo passaggio dall’Inter al Milan. Come hai vissuto questa situazione? Anche perché i tifosi ci sono pure negli eSport…

D.C. Ho affrontato la situazione tenendo bene a mente il fatto che sono un eGamer professionista. Qualche follower ha sicuramente smesso di seguirmi, ma è normale. L’importante è dare sempre il massimo e onorare la squadra per cui si gioca. Essendo un tifoso del Milan, questa volta la maglia pesa ancora di più.

A proposito di Milan, cosa significa per te rappresentare un club così glorioso e amato?

D.C. Un sogno: il Milan è uno dei club più importanti in Italia e nel mondo. Quando indosso la maglia AQM provo un’emozione indescrivibile.

La vittoria a cui sei più legato?

D.C. La conquista del Campionato Italiano di Fifa 18, ma anche la vittoria alla Fut Champions Cup 2, svoltasi a Bucarest: ho quei momenti impressi nella mente come se fossero avvenuti ieri.

Hai già sfidato giocatori della prima squadra del Milan?

D.C. Purtroppo, anche per colpa della pandemia, non si è ancora presentata l’occasione. Spero possa accadere in futuro!

Durante le tue partite, chi è il rossonero che risponde meglio… ai comandi?

D.C. Theo Hernández: è mostruoso anche in Fifa e non solo nella realtà!

Nello scorso campionato elettronico, per il Milan, il finale è stato amaro. Quali sono i prossimi obiettivi?

D.C. Con Fifa 22 cercheremo di vincere il Campionato e arrivare al Mondiale.

E nel tuo futuro cosa c’è oltre al Campionato con il Milan? Il titolo di campione del mondo o, magari, un’Olimpiade?

D.C. Non ci si può mai sentire “arrivati”, nemmeno dopo tante vittorie significative. Per questo, nel mio futuro, c’è la voglia di continuare a vincere e a dimostrare che ogni record può essere infranto: questo è l’aspetto più importante per poter fare bene. 

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IL LIBRO DEL TIFOSO

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