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Focus dirigenza – Compattezza e progettualità, le basi del nuovo Milan

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«Milan unito? Ci credevo. Rangnick? Il fatto che si parli di certe cose in questo momento non è da Milan. Bisogna incontrare il prima possibile Elliott per capire le loro intenzioni e i loro progetti: noi dobbiamo rispettare l’equilibrio economico-finanziario, loro devono rispettare chi ha fatto la storia del club e pensare anche ai risultati sportivi». Con queste parole, rilasciate in un’intervista a “La Gazzetta dello Sport” del marzo 2020, l’allora “chief football officer” del Milan, Zvonimir Boban, lanciava accuse pesantissime alla società rossonera, lasciando presagire una forte spaccatura tra la proprietà e la direzione sportiva, con inevitabili ripercussioni devastanti sulla programmazione del club a medio-lungo termine. Le bordate del dirigente croato disegnavano un Milan profondamente in crisi, afflitto da incomprensioni interne e malumori che avrebbero finito per decretare l’ennesimo fallimento e, quindi, l’ennesimo anno zero delle ultime stagioni. Senza margini di intervento, senza alcuna diplomazia possibile. In quel momento nessuno, nemmeno il più ottimista dei tifosi, avrebbe immaginato di potersi trovare, 18 mesi dopo, in Champions League. Né tantomeno di farlo con lo stesso blocco dirigenziale – ad eccezione di Boban, licenziato pochi giorni dopo l’intervista incriminata –, con l’abbraccio in tribuna a Bergamo tra Gazidis, Maldini e Massara, diventato poi una delle immagini simbolo del prestigioso traguardo. Nel calcio, però, l’imponderabile è sempre dietro l’angolo e l’unione di diversi fattori può generare cose o risultati altrimenti difficilmente realizzabili. Nello specifico, alla ritrovata sinergia organizzativa del club rossonero, condizione chiave nel percorso di costruzione intrapreso, ha contribuito in maniera clamorosa la componente “fortuna”. Senza il lockdown, con il conseguente stop del Campionato, Gazidis avrebbe proseguito nel suo intento di affidare la gestione tecnica a Rangnick, con il conseguente allontanamento di Maldini, Pioli e di alcuni calciatori importanti. Gli straordinari e inaspettati risultati ottenuti dopo la ripresa del torneo hanno indotto, però, la società a tornare sui propri passi, ricucendo i rapporti tra le parti mediante un accurato lavoro diplomatico. Con grande intelligenza e maturità, tutti hanno saputo fare un passo indietro ed è per questo che i meriti della rinascita vanno equamente divisi. In primis è da sottolineare il ruolo della proprietà, il Fondo Elliott. Dopo aver ereditato un Milan disastrato nei conti e nel sentimento, con la squadra che rischiava addirittura di non essere iscritta al Campionato per inadempienze finanziarie, la famiglia Singer è riuscita a imporre una visione moderna e sostenibile. Nonostante lo scetticismo di fondo, la politica di revisione dei costi – che non vuol dire scarsi investimenti – ha dato i suoi frutti, proiettando con anticipo il Milan verso una nuova era di sostenibilità economico-gestionale, in attesa del nuovo stadio per il quale il presidente Scaroni si sta impegnando in prima persona. In questa sapiente ricerca di stabilità e lungimiranza, il fondo si è affidato nello specifico all’amministratore delegato Ivan Gazidis. Criticatissimo nei primi mesi per la politica adottata, il manager sudafricano ha ammesso i propri errori di valutazione e guidato con carisma la rinnovata struttura del club, dimezzando le perdite e stringendo numerose nuove partnership commerciali. Giustificando così tutto il potere riconosciutogli dalla proprietà. Chiaramente i risultati ottenuti sono arrivati anche per la progressiva crescita della parte sportiva. Essere stati grandi campioni non significa necessariamente diventare grandi dirigenti, ma Paolo Maldini si sta rivelando un numero uno anche dietro la scrivania. Con lo stile e l’eleganza che lo caratterizzano, il direttore tecnico rossonero ha dato identità e valori alla squadra, risultando determinante nei momenti decisivi per calma e intuizioni. A coadiuvare Maldini c’è poi una squadra forte e preparata, che va dal direttore sportivo Frederic Massara – dirigente schietto, dalle profonde conoscenze calcistiche – al duo Moncada-Almstadt, veri e propri fenomeni nella scoperta dei talenti a basso costo. È anche grazie alla loro creatività, alla capacità di rischiare, che il Milan oggi può contare su un’ossatura di squadra importante e su una metodologia di lavoro moderna e innovativa. Insomma, lì dove regnava il caos ora emerge una straordinaria compattezza, ulteriormente rafforzata dalla nomina di Franco Baresi nel ruolo di vicepresidente. Si dice sempre che dietro una grande squadra c’è una grande società, strutturata secondo ruoli e funzioni di un certo tipo, con una linea gestionale e progettuale ben definita. Oggi il Milan può finalmente contare su tutto questo. E non è un caso che stiano cominciando ad arrivare i risultati.

FORZA, IVAN!

Negli Stati Uniti per curare il carcinoma alla gola diagnosticatogli nei mesi scorsi, l’Amministratore delegato rossonero Ivan Gazidis ha fatto sentire la sua vicinanza al mondo Milan con un’appassionata lettera, aggiornando tifosi e dipendenti sul suo stato di salute: “[…] le terapie alle quali sono sottoposto stanno avendo effetti positivi, che mi rendono fiducioso per un pieno recupero. Il vostro supporto è stato incredibile e dimostra la vera essenza della ‘famiglia rossonera’. Quindi non preoccupatevi per me, ma concentratevi sulle sfide che ci attendono. Io sarò presto di nuovo al vostro fianco”. La redazione di “MIL” coglie l’occasione per augurare a Ivan Gazidis una pronta guarigione: la aspettiamo presto a “San Siro” per sostenere insieme il nostro Milan! Nel frattempo, le mandiamo un forte abbraccio rossonero!

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MIL – Best goal: la rete più bella scelta dai nostri follower

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Nella gloriosa storia del Milan non ci sono solo grandi campioni e sontuose vittorie, ma anche reti meravigliose. Gesti tecnici ad alto contenuto artistico, perle ineguagliabili, che hanno aggiunto bellezza e fascino alla concretezza dei risultati. Per questo, sulla nostra pagina, abbiamo proposto un ulteriore sondaggio, con una selezione di 8 reti secondo la formula: “quarti di finale-semifinale-finale”, a cui gli appassionati hanno entusiasticamente risposto. Ad aggiudicarsi il premio per il gol più bello nella storia rossonera è stato RICARDO KAKÁ, con la meravigliosa rete siglata contro il Manchester United, nella semifinale d’andata della Champions League del 2007. Il fenomeno brasiliano ha superato in finale Dejan Savićević, con il suo geniale pallonetto nella finale di Coppa dei Campioni del 1994 contro il Barcellona, strappando il 90% delle preferenze. Una rete speciale in uno stadio da sogno, l’ ”Old Trafford”, quello realizzato dal “Bambino d’Oro”. Su un rinvio telecomandato di Dida, il trequartista brasiliano prima vince il duello con Fletcher, poi supera Heinze con un delizioso sombrero e, infine, fa scontrare il difensore argentino con Evra. A quel punto, a tu per tu con Van der Sar, il numero 22 la piazza con il piattone destro e gela “Il Teatro dei Sogni”. Un’azione che pare ispirata da forze sovrannaturali, una delle istantanee più famose della storia del club, una vera e propria opera d’arte. Olio su tela, rigorosamente rossonera.

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MIL – La Top 11 all-time del Milan scelta dai nostri follower

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Il Milan è tra i club più vincenti e iconici nella storia del calcio, in virtù di una serie incredibile di successi e imprese straordinarie. In oltre 120 anni di storia, i rossoneri hanno raggiunto traguardi memorabili, conquistando la bellezza di 48 trofei e diventando il club italiano con più titoli a livello internazionale. In questo stupefacente percorso il diavolo ha potuto contare su una lista interminabile di fuoriclasse, tra i più grandi che questo sport abbia mai conosciuto.

Attraverso un sondaggio lanciato sulla pagina Facebook del nostro magazine (facebook. com/laltrafacciadelmilan) abbiamo chiesto ai nostri follower di scegliere i migliori 11, suddividendoli per ruoli secondo la numerazione tradizionale. Il risultato di questa iniziativa è stato altamente coinvolgente: sono stati oltre 100mila, infatti, gli utenti che si sono lasciati andare a questo tuffo nel mito rossonero. Nonostante qualche rinuncia dolorosa (Tassotti, Nesta, Rijkaard, Rivera e Nordahl su tutti), dovuta probabilmente anche alla giovane età media dei votanti, la formazione scaturita da questa votazione online è una vera e propria delizia, una meravigliosa comunione di campioni che ben rappresenta la grandezza e il prestigio del Milan. In porta, nel nostro ideale 4-2-2-2 fortemente votato all’attacco e allo spettacolo, c’è l’esplosivo Dida (2000-2001; 2002-2010), tra i protagonisti nella magica notte di Manchester con 3 rigori neutralizzati alla Juventus. Sulle fasce spazio all’imprevedibile spinta di Cafu (2003-2008) e alla perfezione stilistica di Paolo Maldini (1984-2009), inevitabile colonna di questa formazione. La coppia centrale è assortita alla perfezione, con la suggestiva autorevolezza di capitan Baresi (1977-1997) e l’intelligenza tattica di Costacurta (1986; 1987-2007). Nel duo di centrocampo, alla corsa e ai polmoni di Gattuso (1999-2012), vera anima di questa squadra, si unisce la regia pulita di Clarence Seedorf (2002-2012). Sulla trequarti brillano invece la classe e l’esuberanza atletica di Gullit (1987-1993; 1994) e Kaká (2003-2009; 2013-2014), pronti a rompere l’equilibrio con le loro magie o a ispirare il meraviglioso tandem d’attacco. Tandem che può contare sulla graziosa eleganza mista a concretezza di Van Basten (1987-1995) e sulle serpentine irresistibili di Shevchenko (1999-2006; 2008-2009). In panchina, a guidare questa invincibile formazione di leggende, c’è Arrigo Sacchi, artefice dei primi grandi successi dell’era Berlusconi, preferito di poco a un altro grande tecnico, Carletto Ancelotti. Al di là dei gusti e delle scelte personali che possono essere diverse, c’è da riconoscere la sublime bellezza di questa Top 11. Un Milan così avrebbe letteralmente infiammato San Siro.

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[Esclusiva] – Intervista a Diego Campagnani (AQM)

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Il nuovo Milan vuole essere protagonista anche nel mondo degli eSport, ovvero gli sport che si basano sull’utilizzo dei videogame. Per lasciare un segno indelebile in questo innovativo ambito sportivo, seguito con interesse da milioni di giovani in tutto il mondo, la società di via Aldo Rossi ha addirittura ridisegnato il suo logo e rivisto il relativo naming, creando la squadra caratterizzata dall’acronimo “AQM”. Si tratta della “crasi” tra Associazione Calcio Milan e Qlash, l’azienda leader nel settore gaming a livello europeo con cui i rossoneri hanno stretto una partnership per partecipare alla eSerie A Tim e ad altre prestigiose competizioni elettroniche di respiro internazionale. Tra gli atleti di punta del team c’è Diego Campagnani, pro-player di livello mondiale noto agli appassionati con il nickname “Crazy Fat Gamer”. Lo abbiamo intervistato.

Diego, partiamo dagli inizi: si può dire che tu sia nato con il joystick in mano… Ricordi la prima partita?

D.C. Gioco ai videogame da quando sono bambino, ma la prima partita è indimenticabile: l’ho disputata con Fifa 97 sulla Playstation 1.

Quando ti sei accorto di avere un’abilità fuori dal comune?

D.C. Alcuni anni fa, dai miei amici. Quando andavo da loro a giocare alla Play, riuscivo a batterli piuttosto agevolmente pur non essendo particolarmente “allenato”, visto che a casa la console io non ce l’avevo.

Quindi anche nei videogiochi l’allenamento aiuta a migliorare…

D.C. Come in tutti gli sport, la pratica e l’allenamento sono fondamentali. Per arrivare ai massimi livelli occorre dedicare a questa disciplina davvero molto tempo.

Quanto?

D.C. Mi alleno dalle 5 alle 7 ore ogni giorno, senza mai trascurare la preparazione fisica, essenziale per poter rilassare e far riposare la mente in maniera adeguata.

L’utilizzo intensivo di videogame può costituire un rischio per la salute?

D.C. Con una gestione ottimale dell’attività, non credo si corra il rischio di sviluppare una dipendenza.

A livello economico, invece, un ePlayer come se la cava?

D.C. È un lavoro e come tale viene retribuito. C’è chi guadagna di più e chi meno: dipende dai risultati che si raggiungono in carriera…

E i tuoi familiari approvano la tua scelta professionale?

D.C. Sono molto contenti! Da sempre mi supportano nel mio percorso.

Veniamo alla chiamata di Qlash: quanto è stata importante per l’esplosione della tua carriera?

D.C. Penso sia stata fondamentale. Insieme, peraltro, siamo riusciti a costruire una storia indimenticabile. Spero che in futuro si possano lasciare ancora tanti “segni”…

Sei poi entrato nell’orbita delle squadre della Serie A italiana, facendo scalpore per il tuo passaggio dall’Inter al Milan. Come hai vissuto questa situazione? Anche perché i tifosi ci sono pure negli eSport…

D.C. Ho affrontato la situazione tenendo bene a mente il fatto che sono un eGamer professionista. Qualche follower ha sicuramente smesso di seguirmi, ma è normale. L’importante è dare sempre il massimo e onorare la squadra per cui si gioca. Essendo un tifoso del Milan, questa volta la maglia pesa ancora di più.

A proposito di Milan, cosa significa per te rappresentare un club così glorioso e amato?

D.C. Un sogno: il Milan è uno dei club più importanti in Italia e nel mondo. Quando indosso la maglia AQM provo un’emozione indescrivibile.

La vittoria a cui sei più legato?

D.C. La conquista del Campionato Italiano di Fifa 18, ma anche la vittoria alla Fut Champions Cup 2, svoltasi a Bucarest: ho quei momenti impressi nella mente come se fossero avvenuti ieri.

Hai già sfidato giocatori della prima squadra del Milan?

D.C. Purtroppo, anche per colpa della pandemia, non si è ancora presentata l’occasione. Spero possa accadere in futuro!

Durante le tue partite, chi è il rossonero che risponde meglio… ai comandi?

D.C. Theo Hernández: è mostruoso anche in Fifa e non solo nella realtà!

Nello scorso campionato elettronico, per il Milan, il finale è stato amaro. Quali sono i prossimi obiettivi?

D.C. Con Fifa 22 cercheremo di vincere il Campionato e arrivare al Mondiale.

E nel tuo futuro cosa c’è oltre al Campionato con il Milan? Il titolo di campione del mondo o, magari, un’Olimpiade?

D.C. Non ci si può mai sentire “arrivati”, nemmeno dopo tante vittorie significative. Per questo, nel mio futuro, c’è la voglia di continuare a vincere e a dimostrare che ogni record può essere infranto: questo è l’aspetto più importante per poter fare bene. 

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IL LIBRO DEL TIFOSO

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