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Il ritratto di Zlatan Ibrahimović, il fuoriclasse “eterno”

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Il cerchio è uno dei più importanti archetipi della storia dell’umanità, se non addirittura il più importante ed evocativo. In questa accattivante figura non c’è inizio né fine, anzi l’inizio e la fine coincidono, in un gioco di opposti che richiama l’immagine dell’uroboro, metafora dell’eternità e dei cicli che si rinnovano con immutata potenza. È probabilmente per questo motivo che non esiste simbolo migliore per provare a definire ciò che Zlatan Ibrahimović sprigiona e rappresenta per il mondo Milan. Se la sua cessione, nel lontano 2012, aveva dato il via all’oscurantismo rossonero, decennio di tenebre e fantasmi, il suo ritorno ha segnato l’insperata svolta, quasi a sanare la crepa generatasi in seguito al suo addio. Un intreccio altamente simbolico, quasi romantico, se non fosse che il personaggio è poco propenso ai sentimentalismi, di sicuro un elemento di rottura nella storia del club. Una rottura che invade lo spazio e in particolare il tempo, visto che questa speciale armonia di passato e presente, con una prospettiva sul futuro, sancisce il salto verso l’eternità e l’infinito. Dimensioni care ad Ibra, che alla soglia dei quarant’anni ha dimostrato – e continua a dimostrare – di poter essere decisivo, dominante, inesauribilmente autentico. Attaccante completo, lontano da categorie ben definite, diverso da tutti gli altri e per questo unico, Ibra è nato per lasciare il segno. Tenendo fede al suo nome di battesimo, che in slavo vuol dire “dorato”, il fuoriclasse svedese ha fatto la fortuna di tutte le squadre per cui ha giocato. Nomade del gol, per sete di gloria o di soldi (secondo molti), convinto della propria superiorità, Zlatan ha costruito un’intera carriera sul senso del dovere. Il dovere di essere il migliore, di autodeterminarsi, di fuggire il banale. Una scelta ben precisa, anzi un’imposizione, che il talento di Malmö ha dato a sé stesso per distinguersi dagli altri. La sua sfrontatezza, il suo atteggiarsi a Dio del pallone e la sua arroganza non sono solo fumo da vendere ai media. Non sono un canovaccio. Ma rappresentano l’essenza più pura di Ibra, la sua condizione, quella di chi è più forte degli altri e non può che assecondare questo senso di responsabilità verso il proprio carattere e, quindi, il proprio destino. Un atteggiamento che divide, sbarra ogni strada che non sia l’amore o l’odio, ma è proprio da questa condizione che il numero 11 rossonero tira fuori il meglio: «Mi piace di più quando mi attaccano. Così cresco ancora di più». Come Al Pacino: più è odiato e più si sente vivo. Più ostacoli trova sul suo cammino e più si diverte a sgomberarli. Essere Zlatan Ibrahimović vuol dire vivere in perenne sfida con il mondo, in competizione con tutti, persino con i propri limiti. Una missione che richiede grandissima forza mentale, cura dei dettagli, duro lavoro: quella che Nietzsche chiamava volontà di potenza. E in effetti Ibra sembra avere tutti i tratti del “superuomo”, di chi vive pienamente la propria grandezza e la propria superiorità, lasciando che la sua creatività gridi. La tracotanza che esprime a parole e che si ritrova nel suo modo di giocare è solo una conseguenza di questa assonanza, sublimata dal verbo “zlatanare”, neologismo introdotto ad hoc nel dizionario svedese. Questo verbo significa “dominare”, “fare qualcosa con la propria forza”, ma anche “produrre con la propria forza creativa”. Creare, aprire nuovi spazi, fare ciò che gli altri non possono nemmeno immaginare fanno di Ibra un genio, secondo la definizione calcistica offerta dal grande Osvaldo Soriano. Rendere possibile l’impossibile è esattamente ciò che Zlatan sta facendo in questa sua seconda esperienza in rossonero. «Riportare il Milan dove deve stare. Molti dicevano: “No, è difficile. No, è impossibile”. E queste cose mi piacciono, queste sfide mi caricano», confessava appena qualche mese fa. Al suo arrivo in pochi pensavano che Ibra potesse lasciare un segno così forte, cambiando di colpo la dimensione del club, ma forse sottovalutavano la potenza misterica del cerchio. Un cerchio che ha ancora voglia di rinnovarsi: perché Ibra non cambia, ma si evolve. E vince.

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MIL – Best goal: la rete più bella scelta dai nostri follower

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Nella gloriosa storia del Milan non ci sono solo grandi campioni e sontuose vittorie, ma anche reti meravigliose. Gesti tecnici ad alto contenuto artistico, perle ineguagliabili, che hanno aggiunto bellezza e fascino alla concretezza dei risultati. Per questo, sulla nostra pagina, abbiamo proposto un ulteriore sondaggio, con una selezione di 8 reti secondo la formula: “quarti di finale-semifinale-finale”, a cui gli appassionati hanno entusiasticamente risposto. Ad aggiudicarsi il premio per il gol più bello nella storia rossonera è stato RICARDO KAKÁ, con la meravigliosa rete siglata contro il Manchester United, nella semifinale d’andata della Champions League del 2007. Il fenomeno brasiliano ha superato in finale Dejan Savićević, con il suo geniale pallonetto nella finale di Coppa dei Campioni del 1994 contro il Barcellona, strappando il 90% delle preferenze. Una rete speciale in uno stadio da sogno, l’ ”Old Trafford”, quello realizzato dal “Bambino d’Oro”. Su un rinvio telecomandato di Dida, il trequartista brasiliano prima vince il duello con Fletcher, poi supera Heinze con un delizioso sombrero e, infine, fa scontrare il difensore argentino con Evra. A quel punto, a tu per tu con Van der Sar, il numero 22 la piazza con il piattone destro e gela “Il Teatro dei Sogni”. Un’azione che pare ispirata da forze sovrannaturali, una delle istantanee più famose della storia del club, una vera e propria opera d’arte. Olio su tela, rigorosamente rossonera.

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MIL – La Top 11 all-time del Milan scelta dai nostri follower

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Il Milan è tra i club più vincenti e iconici nella storia del calcio, in virtù di una serie incredibile di successi e imprese straordinarie. In oltre 120 anni di storia, i rossoneri hanno raggiunto traguardi memorabili, conquistando la bellezza di 48 trofei e diventando il club italiano con più titoli a livello internazionale. In questo stupefacente percorso il diavolo ha potuto contare su una lista interminabile di fuoriclasse, tra i più grandi che questo sport abbia mai conosciuto.

Attraverso un sondaggio lanciato sulla pagina Facebook del nostro magazine (facebook. com/laltrafacciadelmilan) abbiamo chiesto ai nostri follower di scegliere i migliori 11, suddividendoli per ruoli secondo la numerazione tradizionale. Il risultato di questa iniziativa è stato altamente coinvolgente: sono stati oltre 100mila, infatti, gli utenti che si sono lasciati andare a questo tuffo nel mito rossonero. Nonostante qualche rinuncia dolorosa (Tassotti, Nesta, Rijkaard, Rivera e Nordahl su tutti), dovuta probabilmente anche alla giovane età media dei votanti, la formazione scaturita da questa votazione online è una vera e propria delizia, una meravigliosa comunione di campioni che ben rappresenta la grandezza e il prestigio del Milan. In porta, nel nostro ideale 4-2-2-2 fortemente votato all’attacco e allo spettacolo, c’è l’esplosivo Dida (2000-2001; 2002-2010), tra i protagonisti nella magica notte di Manchester con 3 rigori neutralizzati alla Juventus. Sulle fasce spazio all’imprevedibile spinta di Cafu (2003-2008) e alla perfezione stilistica di Paolo Maldini (1984-2009), inevitabile colonna di questa formazione. La coppia centrale è assortita alla perfezione, con la suggestiva autorevolezza di capitan Baresi (1977-1997) e l’intelligenza tattica di Costacurta (1986; 1987-2007). Nel duo di centrocampo, alla corsa e ai polmoni di Gattuso (1999-2012), vera anima di questa squadra, si unisce la regia pulita di Clarence Seedorf (2002-2012). Sulla trequarti brillano invece la classe e l’esuberanza atletica di Gullit (1987-1993; 1994) e Kaká (2003-2009; 2013-2014), pronti a rompere l’equilibrio con le loro magie o a ispirare il meraviglioso tandem d’attacco. Tandem che può contare sulla graziosa eleganza mista a concretezza di Van Basten (1987-1995) e sulle serpentine irresistibili di Shevchenko (1999-2006; 2008-2009). In panchina, a guidare questa invincibile formazione di leggende, c’è Arrigo Sacchi, artefice dei primi grandi successi dell’era Berlusconi, preferito di poco a un altro grande tecnico, Carletto Ancelotti. Al di là dei gusti e delle scelte personali che possono essere diverse, c’è da riconoscere la sublime bellezza di questa Top 11. Un Milan così avrebbe letteralmente infiammato San Siro.

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[Esclusiva] – Intervista a Diego Campagnani (AQM)

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Il nuovo Milan vuole essere protagonista anche nel mondo degli eSport, ovvero gli sport che si basano sull’utilizzo dei videogame. Per lasciare un segno indelebile in questo innovativo ambito sportivo, seguito con interesse da milioni di giovani in tutto il mondo, la società di via Aldo Rossi ha addirittura ridisegnato il suo logo e rivisto il relativo naming, creando la squadra caratterizzata dall’acronimo “AQM”. Si tratta della “crasi” tra Associazione Calcio Milan e Qlash, l’azienda leader nel settore gaming a livello europeo con cui i rossoneri hanno stretto una partnership per partecipare alla eSerie A Tim e ad altre prestigiose competizioni elettroniche di respiro internazionale. Tra gli atleti di punta del team c’è Diego Campagnani, pro-player di livello mondiale noto agli appassionati con il nickname “Crazy Fat Gamer”. Lo abbiamo intervistato.

Diego, partiamo dagli inizi: si può dire che tu sia nato con il joystick in mano… Ricordi la prima partita?

D.C. Gioco ai videogame da quando sono bambino, ma la prima partita è indimenticabile: l’ho disputata con Fifa 97 sulla Playstation 1.

Quando ti sei accorto di avere un’abilità fuori dal comune?

D.C. Alcuni anni fa, dai miei amici. Quando andavo da loro a giocare alla Play, riuscivo a batterli piuttosto agevolmente pur non essendo particolarmente “allenato”, visto che a casa la console io non ce l’avevo.

Quindi anche nei videogiochi l’allenamento aiuta a migliorare…

D.C. Come in tutti gli sport, la pratica e l’allenamento sono fondamentali. Per arrivare ai massimi livelli occorre dedicare a questa disciplina davvero molto tempo.

Quanto?

D.C. Mi alleno dalle 5 alle 7 ore ogni giorno, senza mai trascurare la preparazione fisica, essenziale per poter rilassare e far riposare la mente in maniera adeguata.

L’utilizzo intensivo di videogame può costituire un rischio per la salute?

D.C. Con una gestione ottimale dell’attività, non credo si corra il rischio di sviluppare una dipendenza.

A livello economico, invece, un ePlayer come se la cava?

D.C. È un lavoro e come tale viene retribuito. C’è chi guadagna di più e chi meno: dipende dai risultati che si raggiungono in carriera…

E i tuoi familiari approvano la tua scelta professionale?

D.C. Sono molto contenti! Da sempre mi supportano nel mio percorso.

Veniamo alla chiamata di Qlash: quanto è stata importante per l’esplosione della tua carriera?

D.C. Penso sia stata fondamentale. Insieme, peraltro, siamo riusciti a costruire una storia indimenticabile. Spero che in futuro si possano lasciare ancora tanti “segni”…

Sei poi entrato nell’orbita delle squadre della Serie A italiana, facendo scalpore per il tuo passaggio dall’Inter al Milan. Come hai vissuto questa situazione? Anche perché i tifosi ci sono pure negli eSport…

D.C. Ho affrontato la situazione tenendo bene a mente il fatto che sono un eGamer professionista. Qualche follower ha sicuramente smesso di seguirmi, ma è normale. L’importante è dare sempre il massimo e onorare la squadra per cui si gioca. Essendo un tifoso del Milan, questa volta la maglia pesa ancora di più.

A proposito di Milan, cosa significa per te rappresentare un club così glorioso e amato?

D.C. Un sogno: il Milan è uno dei club più importanti in Italia e nel mondo. Quando indosso la maglia AQM provo un’emozione indescrivibile.

La vittoria a cui sei più legato?

D.C. La conquista del Campionato Italiano di Fifa 18, ma anche la vittoria alla Fut Champions Cup 2, svoltasi a Bucarest: ho quei momenti impressi nella mente come se fossero avvenuti ieri.

Hai già sfidato giocatori della prima squadra del Milan?

D.C. Purtroppo, anche per colpa della pandemia, non si è ancora presentata l’occasione. Spero possa accadere in futuro!

Durante le tue partite, chi è il rossonero che risponde meglio… ai comandi?

D.C. Theo Hernández: è mostruoso anche in Fifa e non solo nella realtà!

Nello scorso campionato elettronico, per il Milan, il finale è stato amaro. Quali sono i prossimi obiettivi?

D.C. Con Fifa 22 cercheremo di vincere il Campionato e arrivare al Mondiale.

E nel tuo futuro cosa c’è oltre al Campionato con il Milan? Il titolo di campione del mondo o, magari, un’Olimpiade?

D.C. Non ci si può mai sentire “arrivati”, nemmeno dopo tante vittorie significative. Per questo, nel mio futuro, c’è la voglia di continuare a vincere e a dimostrare che ogni record può essere infranto: questo è l’aspetto più importante per poter fare bene. 

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IL LIBRO DEL TIFOSO

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