Connect with us

MIL

L’analisi tattica: schemi e idee del Milan di Pioli

Published

on

Nell’entusiasmante crescita degli ultimi 18 mesi del Milan non c’è soltanto la firma di Zlatan Ibrahimović o – come molti sostengono – la minore pressione dovuta all’assenza di pubblico. Per quanto questi fattori possano aver inciso, infatti, la formazione rossonera non sarebbe cresciuta così tanto senza un’identità di gioco e un marchio tattico ben riconoscibile. Attraverso un lavoro minuzioso e scrupoloso, Stefano Pioli ha saputo trasmettere la sua impronta al Milan, infondendo certezze e idee a un meccanismo che appare ora ben consolidato. Senza badare troppo ai moduli, come giustamente richiede il calcio moderno, l’allenatore emiliano ha impostato il suo lavoro su alcuni principi di base, punti di riferimento importanti per una squadra giovane e dalle potenzialità ancora plasmabili. Con un assetto fluido, che parte da un 4-2-3-1 di base ma si evolve continuamente nel corso delle gare, Pioli ha trasmesso ai suoi ragazzi tre dogmi irrinunciabili: ritmo, velocità, dinamismo. L’undici tipo dei rossoneri vede la reattività di Maignan tra i pali, mentre l’affiatata coppia di centrali è costituita da Kjær e Tomori, con Romagnoli pronto a farne le veci in caso di bisogno. A dare linfa e spinta sulle fasce sono Calabria e Theo Hernández, con il primo che dovrà difendersi dalla voglia di Florenzi di ritagliarsi spazi importanti. In mezzo al campo governa il duo formato da Bennacer e Kessié, alle cui spalle si collocano come preziosi alter ego Tonali e Bakayoko. Leão e Saelemaekers sono le prime scelte di Pioli sugli esterni, posizione in cui tornerà utile anche Rebić, mentre al centro tocca alla qualità di Brahim Díaz. Davanti a tutti i centimetri e la tecnica di Ibrahimović (o Giroud), preziosi trascinatori e finalizzatori della squadra.

FASE DI NON POSSESSO

Si parlava di intensità ed è su questo concetto che bisogna far leva quando si analizza la fase di non possesso del Milan. Dati alla mano, nella scorsa stagione la squadra di Pioli è stata quella che ha registrato il maggior numero di tackle vinti in assoluto, denotando una grande aggressività nel recupero palla. Sfruttando le caratteristiche dei suoi giocatori e il proprio sincronismo di squadra, il Milan ama andare ad aggredire alto l’avversario per rompere ogni possibilità di costruzione e aumentare il proprio tasso di letalità. Se il pressing nelle zone avanzate si rivela improduttivo – e, in effetti, il Diavolo deve correggere ancora dei difetti – è la capacità di aggredire di Tomori che permette alla squadra di uscire anche da potenziali situazioni di pericolo. Pur avendo mitigato in alcune partite-chiave della scorsa stagione questa caratteristica, la formazione di Pioli fa dell’idea di recuperare presto la palla uno dei suoi mantra. Anche quando cerca maggiore protezione al centro, il Milan tiene alta l’asticella dell’intensità e copre il campo costituendo una linea compatta ben salda, che prende la forma di un 4-4-1-1 e mira a chiudere gli spazi sfruttando la densità. Fondamentale in questo senso è il lavoro dei due centrocampisti – al quale si addice anche Bakayoko – che si abbassano a pochi metri dalla difesa o ripiegano in raddoppio sulle fasce. Nelle zone basse del campo, invece, sono i difensori centrali a fare la differenza, con una marcatura a uomo che coinvolge anche il terzino (Calabria) e punta a fare “muro” davanti al portiere. È da ricordare, in tal senso, che il Milan è ai primi posti per numero di conclusioni intercettate o bloccate con il corpo.

FASE DI POSSESSO

I principi che guidano la fase difensiva sono gli stessi che animano il modo di attaccare del Milan. Il dinamismo e la fluidità sono infatti le caratteristiche principali del gioco offensivo – o, per meglio dire, della fase di possesso – della formazione rossonera, che vanta almeno 3-4 soluzioni di qualità per impostare il proprio gioco. Lo spartito di Pioli è vario ed efficace e punta tanto sulla costruzione dal basso manovrata quanto sulle rapide transizioni offensive in progressione. Sia in un caso che nell’altro le principali fonti di gioco sono due: Bennacer e Calabria. Nel quadrilatero costruttivo tanto caro a Pioli, il centrocampista algerino si abbassa sulla linea di difesa e poi avanza per distribuire il pallone. Il compito del numero 4 è quello di favorire il gioco in verticale, servendo l’esterno libero a destra e favorendo l’avvento di Hernández sul lato cieco. Le soluzioni a disposizione di Bennacer sono però varie e possono contare anche sulla formazione di nuovi rombi di costruzione con Kessié o Brahim. Altrettanto importante è l’apporto di Calabria. Con molta più centralità e intraprendenza rispetto allo scorso anno, il terzino funge da regista laterale, sale e dà ampiezza, verticalizzando e seguendo i movimenti della punta. Fondamentale infatti è il contributo offerto da Ibra e Giroud, specie per la loro intelligenza tattica, decisiva nelle transizioni con i movimenti a liberare gli esterni (Rebić, Leão e Hernández) o ad attaccare la porta. Spesso, infatti, nelle zone alte, i trequartisti rossoneri – che amano portare il pallone – cercano il cross o la sponda, appoggiandosi quindi al centravanti. Quando le fonti di gioco sono chiuse e l’impostazione diventa più complicata, il Milan può contare su due-tre soluzioni alternative. In primis il dinamismo di Brahim Díaz, abile a riconoscere lo spazio e a scendere per ricevere palla e tagliare in due l’avversario. Oppure sfruttando le caratteristiche dell’ultimo arrivato, Junior Messias, fantasista imprevedibile in grado di creare superiorità numerica saltando l’avversario in velocità nella zona di centro-destra. L’altra chiave interpretativa, già valorizzata in avvio di stagione, è il lancio lungo dalle retrovie con Tomori o Maignan. La loro qualità nella distribuzione del pallone e nel seguire i movimenti a tagliare degli esterni sono una risorsa importante per scardinare le squadre chiuse e indirizzare a proprio favore le contese.

CONCLUSIONI

Da un’accurata analisi dei punti di forza del Milan, pur riconoscendo la necessità di dover ancora correggere numerosi elementi (la qualità spalle alla porta, ad esempio), è evidente che la formazione rossonera abbia delle valide basi per proseguire il lavoro dello scorso anno. Con un simile assetto di gioco, con idee così radicate, Pioli può crescere ancora, sfruttando magari il confronto con il ritmo e le soluzioni del calcio europeo. Se tutti gli elementi resteranno compatti e fedeli al piano di gioco faticosamente costruito e, se i big (Kessié e Ibra su tutti) renderanno al loro meglio, allora per il Milan potrebbe esserci un’altra stagione ricca di soddisfazioni. E di buon gioco.

Advertisement

MIL

MIL – Best goal: la rete più bella scelta dai nostri follower

Published

on

Nella gloriosa storia del Milan non ci sono solo grandi campioni e sontuose vittorie, ma anche reti meravigliose. Gesti tecnici ad alto contenuto artistico, perle ineguagliabili, che hanno aggiunto bellezza e fascino alla concretezza dei risultati. Per questo, sulla nostra pagina, abbiamo proposto un ulteriore sondaggio, con una selezione di 8 reti secondo la formula: “quarti di finale-semifinale-finale”, a cui gli appassionati hanno entusiasticamente risposto. Ad aggiudicarsi il premio per il gol più bello nella storia rossonera è stato RICARDO KAKÁ, con la meravigliosa rete siglata contro il Manchester United, nella semifinale d’andata della Champions League del 2007. Il fenomeno brasiliano ha superato in finale Dejan Savićević, con il suo geniale pallonetto nella finale di Coppa dei Campioni del 1994 contro il Barcellona, strappando il 90% delle preferenze. Una rete speciale in uno stadio da sogno, l’ ”Old Trafford”, quello realizzato dal “Bambino d’Oro”. Su un rinvio telecomandato di Dida, il trequartista brasiliano prima vince il duello con Fletcher, poi supera Heinze con un delizioso sombrero e, infine, fa scontrare il difensore argentino con Evra. A quel punto, a tu per tu con Van der Sar, il numero 22 la piazza con il piattone destro e gela “Il Teatro dei Sogni”. Un’azione che pare ispirata da forze sovrannaturali, una delle istantanee più famose della storia del club, una vera e propria opera d’arte. Olio su tela, rigorosamente rossonera.

Continue Reading

MIL

MIL – La Top 11 all-time del Milan scelta dai nostri follower

Published

on

Il Milan è tra i club più vincenti e iconici nella storia del calcio, in virtù di una serie incredibile di successi e imprese straordinarie. In oltre 120 anni di storia, i rossoneri hanno raggiunto traguardi memorabili, conquistando la bellezza di 48 trofei e diventando il club italiano con più titoli a livello internazionale. In questo stupefacente percorso il diavolo ha potuto contare su una lista interminabile di fuoriclasse, tra i più grandi che questo sport abbia mai conosciuto.

Attraverso un sondaggio lanciato sulla pagina Facebook del nostro magazine (facebook. com/laltrafacciadelmilan) abbiamo chiesto ai nostri follower di scegliere i migliori 11, suddividendoli per ruoli secondo la numerazione tradizionale. Il risultato di questa iniziativa è stato altamente coinvolgente: sono stati oltre 100mila, infatti, gli utenti che si sono lasciati andare a questo tuffo nel mito rossonero. Nonostante qualche rinuncia dolorosa (Tassotti, Nesta, Rijkaard, Rivera e Nordahl su tutti), dovuta probabilmente anche alla giovane età media dei votanti, la formazione scaturita da questa votazione online è una vera e propria delizia, una meravigliosa comunione di campioni che ben rappresenta la grandezza e il prestigio del Milan. In porta, nel nostro ideale 4-2-2-2 fortemente votato all’attacco e allo spettacolo, c’è l’esplosivo Dida (2000-2001; 2002-2010), tra i protagonisti nella magica notte di Manchester con 3 rigori neutralizzati alla Juventus. Sulle fasce spazio all’imprevedibile spinta di Cafu (2003-2008) e alla perfezione stilistica di Paolo Maldini (1984-2009), inevitabile colonna di questa formazione. La coppia centrale è assortita alla perfezione, con la suggestiva autorevolezza di capitan Baresi (1977-1997) e l’intelligenza tattica di Costacurta (1986; 1987-2007). Nel duo di centrocampo, alla corsa e ai polmoni di Gattuso (1999-2012), vera anima di questa squadra, si unisce la regia pulita di Clarence Seedorf (2002-2012). Sulla trequarti brillano invece la classe e l’esuberanza atletica di Gullit (1987-1993; 1994) e Kaká (2003-2009; 2013-2014), pronti a rompere l’equilibrio con le loro magie o a ispirare il meraviglioso tandem d’attacco. Tandem che può contare sulla graziosa eleganza mista a concretezza di Van Basten (1987-1995) e sulle serpentine irresistibili di Shevchenko (1999-2006; 2008-2009). In panchina, a guidare questa invincibile formazione di leggende, c’è Arrigo Sacchi, artefice dei primi grandi successi dell’era Berlusconi, preferito di poco a un altro grande tecnico, Carletto Ancelotti. Al di là dei gusti e delle scelte personali che possono essere diverse, c’è da riconoscere la sublime bellezza di questa Top 11. Un Milan così avrebbe letteralmente infiammato San Siro.

Continue Reading

MIL

[Esclusiva] – Intervista a Diego Campagnani (AQM)

Published

on

Il nuovo Milan vuole essere protagonista anche nel mondo degli eSport, ovvero gli sport che si basano sull’utilizzo dei videogame. Per lasciare un segno indelebile in questo innovativo ambito sportivo, seguito con interesse da milioni di giovani in tutto il mondo, la società di via Aldo Rossi ha addirittura ridisegnato il suo logo e rivisto il relativo naming, creando la squadra caratterizzata dall’acronimo “AQM”. Si tratta della “crasi” tra Associazione Calcio Milan e Qlash, l’azienda leader nel settore gaming a livello europeo con cui i rossoneri hanno stretto una partnership per partecipare alla eSerie A Tim e ad altre prestigiose competizioni elettroniche di respiro internazionale. Tra gli atleti di punta del team c’è Diego Campagnani, pro-player di livello mondiale noto agli appassionati con il nickname “Crazy Fat Gamer”. Lo abbiamo intervistato.

Diego, partiamo dagli inizi: si può dire che tu sia nato con il joystick in mano… Ricordi la prima partita?

D.C. Gioco ai videogame da quando sono bambino, ma la prima partita è indimenticabile: l’ho disputata con Fifa 97 sulla Playstation 1.

Quando ti sei accorto di avere un’abilità fuori dal comune?

D.C. Alcuni anni fa, dai miei amici. Quando andavo da loro a giocare alla Play, riuscivo a batterli piuttosto agevolmente pur non essendo particolarmente “allenato”, visto che a casa la console io non ce l’avevo.

Quindi anche nei videogiochi l’allenamento aiuta a migliorare…

D.C. Come in tutti gli sport, la pratica e l’allenamento sono fondamentali. Per arrivare ai massimi livelli occorre dedicare a questa disciplina davvero molto tempo.

Quanto?

D.C. Mi alleno dalle 5 alle 7 ore ogni giorno, senza mai trascurare la preparazione fisica, essenziale per poter rilassare e far riposare la mente in maniera adeguata.

L’utilizzo intensivo di videogame può costituire un rischio per la salute?

D.C. Con una gestione ottimale dell’attività, non credo si corra il rischio di sviluppare una dipendenza.

A livello economico, invece, un ePlayer come se la cava?

D.C. È un lavoro e come tale viene retribuito. C’è chi guadagna di più e chi meno: dipende dai risultati che si raggiungono in carriera…

E i tuoi familiari approvano la tua scelta professionale?

D.C. Sono molto contenti! Da sempre mi supportano nel mio percorso.

Veniamo alla chiamata di Qlash: quanto è stata importante per l’esplosione della tua carriera?

D.C. Penso sia stata fondamentale. Insieme, peraltro, siamo riusciti a costruire una storia indimenticabile. Spero che in futuro si possano lasciare ancora tanti “segni”…

Sei poi entrato nell’orbita delle squadre della Serie A italiana, facendo scalpore per il tuo passaggio dall’Inter al Milan. Come hai vissuto questa situazione? Anche perché i tifosi ci sono pure negli eSport…

D.C. Ho affrontato la situazione tenendo bene a mente il fatto che sono un eGamer professionista. Qualche follower ha sicuramente smesso di seguirmi, ma è normale. L’importante è dare sempre il massimo e onorare la squadra per cui si gioca. Essendo un tifoso del Milan, questa volta la maglia pesa ancora di più.

A proposito di Milan, cosa significa per te rappresentare un club così glorioso e amato?

D.C. Un sogno: il Milan è uno dei club più importanti in Italia e nel mondo. Quando indosso la maglia AQM provo un’emozione indescrivibile.

La vittoria a cui sei più legato?

D.C. La conquista del Campionato Italiano di Fifa 18, ma anche la vittoria alla Fut Champions Cup 2, svoltasi a Bucarest: ho quei momenti impressi nella mente come se fossero avvenuti ieri.

Hai già sfidato giocatori della prima squadra del Milan?

D.C. Purtroppo, anche per colpa della pandemia, non si è ancora presentata l’occasione. Spero possa accadere in futuro!

Durante le tue partite, chi è il rossonero che risponde meglio… ai comandi?

D.C. Theo Hernández: è mostruoso anche in Fifa e non solo nella realtà!

Nello scorso campionato elettronico, per il Milan, il finale è stato amaro. Quali sono i prossimi obiettivi?

D.C. Con Fifa 22 cercheremo di vincere il Campionato e arrivare al Mondiale.

E nel tuo futuro cosa c’è oltre al Campionato con il Milan? Il titolo di campione del mondo o, magari, un’Olimpiade?

D.C. Non ci si può mai sentire “arrivati”, nemmeno dopo tante vittorie significative. Per questo, nel mio futuro, c’è la voglia di continuare a vincere e a dimostrare che ogni record può essere infranto: questo è l’aspetto più importante per poter fare bene. 

Continue Reading

IL LIBRO DEL TIFOSO

Advertisement