Il Milan non si baratta, nemmeno con una Champions

I

Caro Leonardo (Bonucci),
voglio raccontarti un po’ della mia storia. È la storia di un milanista qualunque, come ce ne sono tanti altri.
Sono nato milanista grazie alla passione di papà Giancarlo, che non ringrazierò mai abbastanza per questo regalo. La scintilla è scattata con le figurine di Italia ’90: le scartavo accompagnato dalle “spiegazioni” di papà, piene di Milan e di milanismo. Erano storie leggendarie, tanto immense da sembrare impossibili, che avevano come protagonisti grandi uomini con la pelle rossonera cucita addosso. Penso a Gianni Rivera e Cesare Maldini. Avevo cinque anni: da allora sono milanista “consapevole” e da allora anch’io mi sento la pelle rossonera cucita addosso.
Qualche anno dopo la folgorazione, arriva la prima divisa rossonera, comprata da mamma Maria Teresa (santa donna a sopportare il nostro milanismo ossessivo!): maglietta maniche lunghe con sponsor Mediolanum e stemma della Coppa dei Campioni da cucire a mano. Fu una magia: trascorrevo pomeriggi interi sognando di essere un calciatore (vero) del Milan.
A otto anni l’esordio allo stadio, in trasferta: 31 ottobre 1993, stadio Marassi di Genova, Sampdoria-Milan. Ricordo come fosse ieri la pioggia battente, l’emozione del campo verde a pochi metri di distanza, il doppio vantaggio del Milan e poi la rimonta doriana, spinta quel fenomeno indiavolato di Gullit, in quell’occasione “rivale” e non più milanista. Un’emozione (sconfitta compresa) che non si cancellerà mai.
Tre anni dopo, l’esordio a San Siro, con un’altra sconfitta per 3-2 (che fossi un gatto nero?)  a opera del Porto di Mario Jardel. È in questo periodo che i risultati ottenuti dal Milan iniziano a condizionare la mia vita “fuori dal campo”.
Le vacanze estive diventano l’occasione per leggere libri sulla storia del Milan, sfogliare “Forza Milan!” e “Milan Squadra Mia”. Scrivevo addirittura lettere a Boban e Maldini nella speranza di ricevere il loro autografo. Tappezzavo casa di poster, disegnavo divise e striscioni milanisti. A proposito: il poster di George Weah a grandezza naturale era qualcosa di strepitoso! Per non parlare del poster dei Campioni di Atene 1994: la “mia” prima Coppa Campioni da tifoso consapevole.
Dal 1994 in poi è una girandola di emozioni: Kluivert che ci batte in finale con l’Ajax, le sgroppate di Weah, la bandierina alzata da Roby Baggio, lo Scudetto in rimonta di Zaccheroni (con la vittoria al “Delle Alpi” contro la Juve vissuta, da infiltrato, in curva bianconera), l’abbonamento a San Siro con gli amici di “Alba rossonera” negli anni dei “Meravigliosi” di Ancelotti. Maldini, Shevchenko, Nesta, Seedorf, Gattuso, Pirlo, Rui Costa, Inzaghi, Dida. I derby di Champions, Tomasson e quella zampata da crepacuore contro l’Ajax, la notte (la più bella di tutte, irripetibile) di Manchester contro la Juve. La stella di Kaká e Shevchenko “pallone d’oro” che stendono la Roma di Totti in Campionato ed emozionano in Europa. Le notti tremende di La Coruña e Istanbul. La rivincita di Atene. Prima lo storico 3-0 contro il Manchester. E, ancora, Ronaldo e Ronaldinho. Le gite a Milanello. Lo Scudetto di Ibrahimovic, Thiago Silva, Pato e Robinho. Le ultime, recenti, disastrose stagioni. Nel mezzo la fortuna di calciare un rigore sotto la Curva Sud, di stringere la mano a Ronaldinho, di varcare i cancelli di Milanello come cronista, di abbracciare Paolo Maldini. Santa donna anche mia moglie Giulia, che sopporta il mio milanismo. Dietro a tutto ciò, infatti, ci sono suggestioni e sogni, delusioni e patimenti, soddisfazioni e gioie. Trasferte, viaggi, rinunce, scelte. Continue e incessanti, spesso impossibili da descrivere.
Caro Leonardo, non so se indossare la Fascia del Milan per una stagione sia stato sufficiente per farti sentire, dentro, un po’ milanista, come lo sono io, come lo sono, nello stesso modo viscerale, decine e decine di amici e milioni di tifosi nel mondo. Forse sì, probabilmente no. E anche se fosse un sì, probabilmente, noi milanisti (dentro) non ci crederemmo. Perché i fatti, al momento e guardando soltanto all’aspetto sportivo, dicono che, dopo appena un anno, hai lasciato il Milan, da capitano, per tornare alla Juve. È vero, quella fascia te l’hanno data, e noi, milanisti fino al midollo, siamo stati colpevolmente in silenzio.
Al di là del tuo legame con la Juve, sostanzialmente hai lasciato il Milan per vincere la Champions. Bene, sappi, e a dirlo non sono io ma sono i milioni di milanisti sparsi in tutto il mondo, che il Milan, in special modo se porti la sua gloriosa fascia, non si baratta. Mai, per nessuno motivo. Nemmeno con una Champions. Che, per inciso, tu e i tuoi compagni dovrete vincere sul campo. 

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