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Storie di Milanismo

Luca Serafini si racconta: da tifoso della Curva Sud a giornalista rossonero

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Su Milan Reporter non poteva mancare una delle storie di milanismo più autentiche: quella di Luca Serafini, giornalista e opinionista di Milan Tv ma, prima ancora, grande tifoso rossonero. Dopo diverse collaborazioni per alcune testate giornalistiche e radiotelevisive locali, nel 1984 passa al mensile Supergol fondato e diretto da Maurizio Mosca, col quale comincia a collaborare presso la redazione sportiva di Mediaset. Nel 1986 passa alla redazione di Forza Milan! diretto da Gigi Vesigna. Collabora a Mediaset ai programmi “Mundial”, “Calciomania”, “Guida al campionato”, “Pressing”. Nel 1991 è caporedattore a Tele+ (oggi Sky) con direttore Rino Tommasi prima e Aldo Biscardi poi. Nel 1996 viene assunto a Mediaset dove cura programmi, servizi, notiziari. Dal 2002 al 2007 è condirettore con Ettore Rognoni del settimanale cartaceo Controcampo.

Opinionista di Sportitalia 7GoldSport, di numerose radio private nazionali, ha curato e condotto programmi radio, tv, YouTube e rubriche su settimanali anche con Diego Abatantuono. Autore di diversi libri, attualmente è anche giornalista di Milan Tv, direttore del magazine di cultura rossonera 120Milan e protagonista di una rubrica di approfondimento milanista su Radio Rossonera.

Luca Serafini e il Milan. Cosa significa per te essere milanista? Cosa rappresenta la maglia rossonera?
«Vivere una delle più grandi passioni della mia vita: il calcio. Dalla Curva Sud alla tribuna stampa c’è il percorso più breve e più lungo che ho compiuto. La maglia me la fece mettere mio cugino Antonio quando mi portò a San Siro la prima volta ed è diventata davvero una pelle».

Ricordi la tua prima partita a San Siro?
«Milan-Mantova. Ero emozionato come non mai. Se ricordo bene, perdemmo. Per questo ho rimosso…».

Distinti o curva? Che tifoso sei?
«Fossa dei leoni, per dieci anni. Sono sempre stato un tifoso spartano: non esulto e non impreco platealmente, anche se in questi ultimi anni sto soffrendo come non mai. Ho i castori nello stomaco durante la partita».

La cosa più strana che hai fatto per il Milan.
«Andare in treno a Palermo di nascosto dai miei. Vincemmo 0-1, rigore di Rivera sotto a un acquazzone tremendo».

Luca Serafini giornalista milanista. Come è iniziato tutto? Ricordi la prima intervista?
«Amavo il calcio dai tempi dell’oratorio, correvo correvo ma non ero granché. Nonostante tutto ho smesso di giocare solo poco tempo fa per colpa dell’anca che mi ha mollato… La prima intervista me la inventai per la tv locale bresciana per cui lavoravo, Telenord. Fu a Pinzolo durante il ritiro estivo, alla vigilia del secondo campionato in B. Intervistai Castagner, Damiani, Andrea Icardi che era già mio amico, ma soprattutto il mio idolo di allora, Tiziano Manfrin, il “Principe”. Fantastica esperienza».

L’intervista, l’inchiesta, lo scoop, l’opera editoriale da te realizzata che più ti sta a cuore.
«Il primo romanzo, “Soianito”, nel 1995 e ripubblicato quindici anni dopo. E il prossimo, che racconta la vita epica di uno uomo straordinario: Renè Geronimo Favaloro».

A proposito di opere editoriali… 120Milan ha regalato una ventata di novità nel panorama milanista. Cosa devono aspettarsi i lettori per il 2020?
«Sempre più impegno da parte mia e di tutta la redazione, per continuare a raccontare storia, personaggi e cultura dell’universo rossonero».

La tua formazione ideale: schiera i tuoi undici giocatori rossoneri preferiti.
«Me lo hanno chiesto tante volte, ma faccio fatica. Di sicuro ci sono Baresi, Maldini, Rivera e Van Basten».

La vittoria che ti ha fatto godere di più?
«La finale del 1989 con la Steaua. Di slancio. Ma con nostalgia ricordo la grande gioia in piazza Duomo dieci anni prima quando con gli amici andammo a festeggiare il decimo scudetto. Che per me era il primo».

La sconfitta che ancora non hai digerito.
«Lo Scudetto perso a Verona l’ultima giornata nel 1973. Eravamo lì con i miei genitori, le mie sorelle, l’immancabile cugino Antonio e sua moglie Norma. Le donne piangevano a dirotto e mi sentii in colpa: erano venuti tutti al Bentegodi per far felice me…».

Arriverà prima la seconda stella o l’ottava Champions?
«Spero che arrivi presto qualcosa».

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